Opinioni 12:47 | 14/09/2026 - Dall'Italia

Man Ray, le donne e quel rosso fastidioso

Guardare le labbra bellettate, in tutto il loro fulgore rosso, in un cielo bianchissimo in “A l'Heure de l'Observatoire, Les Amoureux” di Man Ray alla Fondazione Magnani di Parma fino al 13 dicembre, un po' i maroni te li fa girare. L'artista americano ha voluto rappresentare il suo tormento per l'abbandono dell'amata, a metà degli anni Trenta, la modella e fotografa newyorkese Lee Miller. Ma soprattutto, attraverso quella terra buia sottostante alla bocca sensuale, l'incapacità di reggere l'urto del ricordo di qualcuno ancora desiderato ma assente. E ci risiamo. Anzi, lo è sempre stato. Per chi ne sa di critica questo grande artista e fotografo nella sua arte ha fatto emergere il ruolo attivo, interattivo, creativo delle donne che ha rappresentato. Sta di fatto che guardare le natiche sode e malinconiche di un bel fustone in tutto il loro eccitante fulgore in un cielo bianchissimo avrebbe invece un che di cabarettistico, rutilante, spiritoso. “Erano altri tempi!”, qualcuno direbbe. Invece i tempi sembrano sempre gli stessi. Uno vestito da generale, ad esempio, attualmente sostiene, anche poco tra le righe, che la donna è “un essere fragile” e che il femminicidio è un reato che non esiste. Che in confronto quell'estroso di Man Ray sembra uno regolare. Non si capisce come mai, ma ciò che dovrebbe essere ormai raggiunto a livello di diritti umani e di genere, diventa ciclicamente gommapiuma. Ingiallisce, si lacera, si strappa, sembra non avere durata. Montagne e montagne di gommapiuma, dipinte di rosso dal sangue delle povere vittime di femminicidio, dai colori a pennarello di chi lotta, dalle scarpette rosse. Sembra tutto monumentale, ma costruito con materiale fragile, come se non si potesse più credere alla solidità e all'eternità di un principio sacrosanto e imprescindibile di parità sociale. In mostra a Parma anche “Le Violon d'Ingres” degli anni Venti; uno scatto che immortala la schiena della modella Kiki sui cui l'artista dipinse poi le due “effe”, per omaggiare le odalische ottocentesche di Ingres e per confessare con sfida il suo passatempo preferito...le donne. Giusto per non farci mancare niente. E quel rosso di quelle labbra bellettate in quel cielo bianchissimo diventa sempre più fastidioso.

Stefania Bozzo

Cronaca