Si inaugura con Put your soul on your hand and walk la seconda edizione della Rassegna Cinematografica Palestina Mon Amour. In un tempo di costante amplificazione delle politiche genocidarie di Israele la rassegna è finalizzata a fare conoscere il cinema Palestinese e ad offrire uno sguardo sulla Palestina in tutti i suoi aspetti. La rassegna è promossa da ISUR Istituto Di Scienze Dell'Uomo, AssoPace Palestina, Vite in Transito e dal Cinema Teatro Tiberio.
Il 7 ottobre 2023, giorno del violento attacco di Hamas a Israele, la regista Iraniana Sepideh Farsi sta promuovendo il suo ultimo film, The Siren, che si ispira alla guerra che lei, oggi in esilio in Francia, ha vissuto da adolescente nel nativo Iran. In cerca di una comprensione più profonda del contesto, Sepideh Farsi cerca di entrare a Rafah dall’Egitto per parlare con i rifugiati Palestinesi e grazie a un contatto conosce, seppure solo in videochiamata, la fotoreporter e scrittrice ventiquattrenne Fatma “Fatem” Hassouna. In un inglese essenziale si apre tra loro un dialogo, profondamente sentito, una connessione immediata, che non necessita di spiegazioni, tra donne che entrambe conoscono il significato di una forte limitazione della propria libertà.
La differenza tra loro è che Sepideh è fuggita dal suo Paese a 18 anni, non facendovi più ritorno, pena l’incarcerazione; Fatem vorrebbe conoscere il mondo ma non è mai uscita da Gaza, vive in un quartiere della parte nord della città che non ha nessuna intenzione di abbandonare, nonostante i persistenti bombardamenti.
Sepideh può viaggiare e creare, e un accenno al romanzo di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé ricorda la distanza abissale tra loro. Fatem è impegnata quotidianamente in una lotta a resistere, trovare cibo, ricaricare le batterie dei suoi strumenti di lavoro.
Fatma “Fatem” Hassouna è deceduta il 16 aprile 2025, uccisa insieme a diversi membri della sua famiglia in un bombardamento Israeliano che ha coinvolto la sua casa.
Sepideh Farsi, regista e sceneggiatrice Iraniana, è nata a Teheran nel 1965 e ha lasciato l'Iran in seguito alla rivoluzione, stabilendosi successivamente in Francia. Il suo cinema esplora spesso tematiche legate all'esilio, alla memoria, alla guerra e all'identità, con un forte impegno documentaristico e politico, ed è riconosciuta per la capacità di documentare realtà complesse, spesso attraverso una prospettiva personale e intimista.
Il film ha ricevuto più premi: al Chicago International Film Festival 2025, all’Asia Pacific Screen Awards 2025, al Lumière Awards 2026.

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