Un fenomeno poco discusso nel dibattito pubblico ma che racconta molto del rapporto tra lavoro, maternità e uguaglianza nel nostro Paese. Da qui è partito l’incontro promosso dal Partito Democratico della città di Rimini al Cinema Fulgor, dedicato al tema delle dimissioni nel periodo protetto e alle difficoltà che molte donne incontrano nel rimanere nel lavoro dopo la nascita di un figlio.
«Abbiamo scelto di partire da un tema poco visibile nel dibattito pubblico ma che racconta una realtà molto concreta – ha spiegato Vanessa Paglialunga, delegata alle Politiche del lavoro del PD Rimini – . Le dimissioni nel periodo protetto non sono solo una questione giuridica: ci parlano delle condizioni reali in cui molte donne si trovano quando nasce un figlio e della difficoltà di conciliare lavoro e cura».
La serata si è aperta con il saluto dell’Istituto Gramsci di Rimini, portato da Loretta Pompili, che ha ricordato gli ottant’anni dal primo voto alle donne in Italia, sottolineando come i diritti non siano conquiste definitive ma richiedano ogni volta di essere difesi e rafforzati.
Il confronto, coordinato da Paglialunga, ha visto dialogare Chiara Bellini, vicesindaca del Comune di Rimini, e Francesca Lilla Parco, segretaria generale della CGIL Rimini, partendo proprio dall’istituto delle dimissioni nel periodo protetto. Una misura nata per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco, cioè quelle lettere di dimissioni fatte firmare alle lavoratrici al momento dell’assunzione e utilizzate poi nel caso di gravidanza.
Oggi però questo istituto racconta anche un fenomeno più ampio. Come ha spiegato Francesca Lilla Parco, i dati mostrano una crescita significativa delle dimissioni volontarie delle lavoratrici madri negli ultimi anni. «Nel 2015 – ha ricordato – in Italia avevamo poco più di 22 mila dimissioni di lavoratrici nel periodo protetto. Oggi siamo arrivati a quasi 61 mila».
Anche il territorio riminese presenta numeri rilevanti. Nel 2025 in provincia di Rimini si sono registrate 374 dimissioni volontarie di lavoratrici madri, mentre nello stesso anno sono nati circa 1.700 bambini. Un rapporto che significa, in sostanza, che oltre una madre su cinque abbandona il lavoro dopo la nascita di un figlio.
Le motivazioni principali restano sostanzialmente due: assenza o insufficienza di servizi di cura e organizzazione del lavoro incompatibile con la vita familiare. In un territorio come quello riminese, dove gran parte dell’occupazione femminile si concentra nel terziario, nel turismo e nei servizi, spesso caratterizzati da turni irregolari e stagionalità, queste difficoltà diventano ancora più evidenti.Dal punto di vista delle politiche locali, Chiara Bellini ha illustrato le azioni messe in campo dal Comune di Rimini negli ultimi anni per rafforzare i servizi educativi e sostenere le famiglie. Tra queste l’introduzione della gratuità dei nidi per molte famiglie, l’aumento dei posti disponibili e l’estensione degli orari dei servizi. «Quando ci siamo insediati – ha ricordato – la copertura dei nidi era intorno al 28%. Oggi siamo arrivati al 46% e l’obiettivo è arrivare ad azzerare la lista d’attesa nei prossimi anni».
Bellini ha sottolineato come il rafforzamento dei servizi educativi sia una leva fondamentale anche per l’occupazione femminile: «Il punto centrale è che una donna non debba essere costretta a lasciare il lavoro quando nasce un figlio. Le politiche pubbliche devono aiutare a rendere possibile questa scelta».
Accanto al tema dei servizi e dell’organizzazione del lavoro, durante l’incontro è emerso anche un elemento più profondo: la dimensione culturale del fenomeno. Come hanno sottolineato sia Chiara Bellini che Francesca Lillo Parco, il lavoro di cura continua a ricadere in larga parte sulle donne, e questo influenza le scelte lavorative e familiari.
«Continuiamo a parlare di conciliazione – ha osservato Lilla Parco – ma il punto è la condivisione. Se la cura resta considerata una responsabilità privata e femminile, diventa difficile che le norme da sole riescano a cambiare davvero la situazione».
Durante il confronto è emersa anche una preoccupazione rispetto al quadro nazionale. Dalla bocciatura della proposta sul congedo paritario pienamente retribuito fino alle discussioni sul possibile ridimensionamento del ruolo delle consigliere di parità, diversi interventi hanno sottolineato il rischio di un indebolimento degli strumenti di tutela e di promozione dell’uguaglianza nel lavoro.
Proprio da questo intreccio tra dimensione locale e nazionale è nata una proposta emersa nel corso della serata: avviare a Rimini un tavolo per progettare un protocollo territoriale.
«L’idea – ha concluso Paglialunga – è costruire un percorso che metta intorno allo stesso tavolo istituzioni, sindacati, associazioni datoriali e soggetti del territorio, con l’obiettivo di contrastare l’uscita delle donne dal lavoro dopo la maternità e promuovere condizioni di maggiore uguaglianza nel mercato del lavoro».
Un modello che guarda anche ad esperienze già avviate in altre città, come il piano per l’uguaglianza promosso dal Comune di Bologna, citato durante l’incontro come esempio di collaborazione territoriale tra soggetti pubblici e privati.
Per il Partito Democratico riminese l’iniziativa rappresenta quindi l’inizio di un percorso: partire dall’analisi di un fenomeno concreto per costruire strumenti condivisi capaci di affrontarlo a livello territoriale.

Max 16° 




















