Sono ormai quotidiane le segnalazioni degli associati di Cia Romagna relativamente ad avvistamenti di lupi, ma anche di predazioni e attacchi nelle diverse zone del territorio, dalle colline alla pianura come ad esempio nel riminese (dove la pressione è molto alta), nel cesenate, nella zona di San Pietro in Vincoli e Ducenta nel ravennate, e anche in aree non di campagna sia del cesenate sia del ravennate.
Purtroppo il problema è diventato sempre più frequente e importante e le criticità crescono, non solo per l’agricoltura. Per Cia Romagna è necessario trovare forme di intervento per gestirne e contenerne la presenza. A fronte di danni economici e sociali, all'abbandono dei territori montani e collinari, e al rischio anche per le persone, Cia chiede misure concrete che vadano oltre i semplici risarcimenti, attraverso una gestione attiva che riconosca, in alcune aree, il sovrappopolamento.
Da diversi anni Cia evidenzia a tutti i livelli istituzionali le problematiche legate all’incremento degli avvistamenti e degli attacchi dei lupi e, più in generale, della fauna selvatica.
In Romagna nel 2018 Cia incontrò i prefetti sul tema e non ha mai smesso di affrontare la questione ai vari tavoli, ma di risposte concrete non ne sono arrivate. Probabilmente la questione fino a questo momento è stata sottostimata, ritenendo che riguardasse solo l’agricoltura e l’allevamento, come se fosse poco o niente. Ora il problema si sta ampliando, ha travalicato il settore agricolo, diventando un problema sociale ed economico ad ampio raggio.
Le segnalazioni dei soci mettono in evidenza la preoccupazione non solo per l’incolumità del bestiame, ma anche per la propria e dei loro familiari. Come una delle ultime di un socio di Ducenta, che alle 14.30 del 6 gennaio aveva di nuovo alcuni lupi (almeno tre) a ridosso dell’azienda e nei giorni precedenti almeno altre tre volte sono stati avvistati branchi da sette e da tre. Fino ad ora nei dintorni hanno predato nutrie, alcuni animali da affezione, qualche lepre e fagiani, ma ormai in zona non c’è più niente. Si lavora nei campi guardandosi le spalle, e con apprensione si esce di casa.
Il controllo della fauna selvatica è fondamentale per la tutela delle produzioni agricole, per contrastare l’abbandono delle aree interne e per la convivenza con le attività umane. La pianificazione razionale nella gestione del territorio, nell’ottica di riportare equilibrio nel rapporto fra attività agricola e fauna selvatica, è una priorità.
A livello europeo, il Consiglio ha adottato la modifica della direttiva Habitat che porta il livello di protezione del lupo da "rigorosamente protetto" a "protetto". Il nuovo status consente maggiore flessibilità agli Stati membri nella gestione delle popolazioni di lupi. Serve un approccio condiviso che sappia coniugare tutela della biodiversità, esigenze locali e sicurezza delle comunità per una gestione più razionale della specie nelle aree interne.
Anche sul piano nazionale ci sono alcuni segnali. Nel giugno 2025 è stato presentato un disegno di legge per la riforma della normativa sulla fauna selvatica (L. 157/92), che introduce il principio del passaggio dalla “tutela” alla “gestione”. Il testo accoglie molte delle richieste di Cia: piani di contenimento, possibilità di autodifesa per gli agricoltori, sanzioni per chi ostacola le operazioni e un ruolo più forte delle organizzazioni agricole nella governance e nella programmazione faunistico-venatoria.
Purtroppo ora l’iter è fermo per le pressioni degli animalisti, dovute a motivi ideologici e alla poca consapevolezza della situazione.

Max 7° 




















