Politica 12:12 | 06/02/2026 - Rimini

Immobili e aziende confiscate a Rimini: quale utilizzo, di fronte ad un loro aumento?

Diamo linfa al bene”: CGIL Rimini sostiene la campagna nazionale di LIBERA che chiede di reinvestire il 2% del Fondo unico di giustizia a scopi sociali

Questa iniziativa si inserisce nell’ambito della campagna “Fame di verità e giustizia”, un percorso di attivazione e mobilitazione anche sul tema dei beni confiscati.

Continuano ad aumentare anche in provincia di Rimini gli immobili e le aziende confiscate: nel 2023 risultavano confiscati ben 55 immobili; nel 2025 i beni confiscati sono saliti a 87 (tra destinati e ancora da destinare) e tra questi figurano 17 aziende. ( n.b. l’osservatorio dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati considera le unità catastali).

Già attiva dal 14 novembre scorso, la campagna di LIBERA “Diamo linfa al bene” punta a raccogliere centinaia di migliaia di firme e cartoline in tutta Italia per interpellare  e sollecitare direttamente il Governo a mettere a disposizione le risorse necessarie per la loro riutilizzazione sociale. La proposta è concreta: destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia (FUG) — che custodisce i capitali sequestrati alla criminalità e alle mafie— alla rigenerazione dei territori feriti dalle mafie. Reinvestire una piccola quota di quei patrimoni illeciti significa garantire un futuro a progetti di inclusione e lavoro. Si chiede così un impegno diretto allo Stato affinché la lotta alle mafie sia una priorità rendendo possibile, con la restituzione alla collettività  dei beni confiscati che sono beni comuni, una priorità pubblica e presidi di legalità. La petizione può essere firmata online sul sito Internet www.libera.it oppure in tutte le sedi CGIL della provincia di Rimini.

Qual’è la situazione in provincia di Rimini?

In questo territorio un Comune – quello di Bellaria - Igea Marina – ha deciso di proseguire nonostante le difficoltà con il progetto di riutilizzo sociale, ristrutturato con fondi pubblici , di un immobile confiscato alla criminalità organizzata e assegnato regolarmente al Comune dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC). Ed è proprio di fronte a una sovrapposizione giudiziaria che l’Agenzia Nazionale dovrebbe a questo punto individuare soluzioni possibili anche attraverso il Fondo Unico di Giustizia per consentire la prosecuzione  di questo importante progetto sociale, senza alcun aggravio di costi verso Regione e Comune.

L’ aumento nella nostra provincia degli immobili e delle aziende confiscate, sulla base dei dati  dell’Agenzia nazionale, deve destare grande preoccupazione tra le istituzioni locali. Si tratta di confische che dal 2023 al 2025 hanno visto un aumento di ben 24 “unità” da destinare.

Occorre da subito attivarsi per evitare un loro deterioramento nel tempo e per la loro destinazione sociale. In questo senso mancano strumenti concreti. Tra gli altri, è pendente dal 2020 la richiesta (anche da CGIL) alla Prefettura di Rimini per attivare il tavolo provinciale con gli Enti locali interessati e le parti sociali al fine di monitorare e verificare la possibile destinazione dei beni immobili ed aziende confiscate presenti sul territorio provinciale. A livello provinciale sarebbe uno uno strumento e una sede fondamentale, prevista dal “Nuovo  codice antimafia“ Legge 17 ottobre 2017 n.161 vigente dal 19 novembre 2017.

Le ragioni della non attivazione di questo tavolo, dopo cinque anni dalla richiesta, davvero non si comprendono.