Cronaca 12:45 | 15/09/2026 - Rimini

Il Dna incastra il rapinatore ferito con le forbici dalla moglie dell'orefice durante la rapina alla gioielleria Monti in via Dei Cavalieri

Doveva essere una rapida veloce e indolore. I ladri avevano scelto con attenzione chirurgica quel posto, l'oreficeria Monti in via dei Cavalieri, in pieno centro a Rimini. Ma il colpo non era riuscito. Una volta fatto ingresso nella gioielleria i malviventi si sono trovati di fronte l'orefice e la moglie pronti a respingerli. Era stato un ragazzo italiano di 21 anni a suonare il campanello e a farsi aprire in buona fede la porta. Una volta ottenuto l'ingresso nell'esercizio commerciale, un secondo rapinatore di 27 anni si era avventato, armato di pistola, sul proprietario colpendolo al volto con il calcio dell'arma. I ladri cercavano di compiere una razzia: oro e preziosi doveva essere il bottino. Ma la consorte dell'orefice armata di forbici si era avventata sull'uomo armato, ferendolo al corpo. Quel momento è stato decisivo. Ad impaurirsi, anzichè gli orefici, sono stati i rapinatori che hanno fatto marcia indietro, scappando a gambe levate. 

L'arrivo dei Carabinieri aveva riportato la tranquillità in un giorno non certo tra i migliori della settimana per la coppia di orefici. Quindi il sostituto procuratore Davide Ercolani con Carabinieri e Squadra Mobile hanno lavorato a lungo per addivenire alla identificazione del terzetto. Nel mese di giugno è scattata una ordinanza cautelare in carcere per il rapinatore di 21 anni. Il ladro ferito dalla "forbiciata" ha lasciato fortunatamente tracce ematiche e occhiali da sole caduti in negozio e durante la fuga. La scientifica attraverso le impronte digitali e il sangue ha fatto si che si rintracciasse anche il secondo componente della banda. Quest'ultimo è stato arrestato due giorni orsono, sempre su ordinanza cautelare emessa dal dottor Davide Ercolani. Nel frattempo anche la pistola usata per compiere il blitz è finite nella mani di Carabinieri e Mobile. Quell'arma era custodita da un personaggio estraneo a quella rapina. Ma la pistola sicuramente non era la prima volta che veniva usata in azioni delittuose a Rimini e provincia. Ora per mettere veramente la parola fine a questa storia, manca la terza persona da identificare e arrestare. Ma pensiamo che la Procura e le forze dell'ordine, siano ormai con il fiato sul collo anche a questo ultimo tassello del terzetto ancora latitante.

 

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