"Il trionfalismo cosmetico con cui l’Amministrazione Comunale di Rimini ha inaugurato la "nuova fase" del suo sedicente Piano strategico della cultura rappresenta un insulto all'intelligenza collettiva della città. Dietro gli slogan modaioli del co-working e i palliativi demagogici della gratuità parziale, si nasconde la realtà di un territorio sistematicamente impoverito dei suoi reali presidi culturali pubblici, logorato da anni di incuria e da una perniciosa svendita del patrimonio storico a interessi privatistici.Mentre la giunta magnifica l'apertura di terrazze e aule studio temporanee, la Biblioteca Civica Gambalunga – il più importante e antico cuore pulsante della memoria cittadina – versa in una condizione di cronica e drammatica sofferenza di spazi. Gli studenti, i ricercatori e i cittadini vivono quotidianamente il paradosso di una struttura satura, incapace di espandere le proprie funzioni di fronte a una domanda di studio e approfondimento in costante crescita.Il fallimento politico e logistico dell'Amministrazione è plasticamente incarnato dal destino dell'ex scuola elementare "Carlo Tonini" di via Tonini: un'immensa e straordinaria volumetria in pieno centro storico che, anziché essere restituita alla cittadinanza per alleviare la fame di spazi della Gambalunga, giace da anni in uno scandaloso stato di totale abbandono. Che fine ha fatto l'altisonante e mai pervenuto progetto della Biblioteca dei Bambini che doveva sorgere in quei locali? L'inazione amministrativa ha condannato un potenziale polo dell'infanzia e dell'educazione alla fatiscenza e all'oblio.Questa incuria non è casuale, ma è il riflesso speculare di una precisa volontà politica di dismissione del pubblico. Laddove lo spazio non viene lasciato marcire, viene ceduto. È il caso emblematico della Sala degli Archi, uno spazio pubblico comunale d'eccellenza, sottratto alla fruizione e alla progettualità della cittadinanza e consegnato, attraverso logiche di alleanza elitaria, alla Fondazione San Patrignano e alla galassia d'influenza della famiglia Moratti per l'operazione PART. Siamo di fronte a un'inquietante deriva: la cultura pubblica cessa di essere un diritto universale e diventa moneta di scambio per l'accreditamento politico e la celebrazione di interessi privati.
L'inconsistenza dell'Assessore Lari (nella foto): Politica-vetrina e paternalismo d'accatto
È in questo quadro di desolazione strutturale che si inseriscono le dichiarazioni dell'Assessore alla Cultura, Michele Lari. Con un paternalismo d'accatto che tradisce una totale mancanza di visione strategica, l'Assessore si vanta di "concedere tempo e spazio alle nuove generazioni" come se la cultura e l'aggregazione fossero concessioni benevole del sovrano e non diritti inalienabili della cittadinanza.L'operato di Lari si sta caratterizzando per un'allarmante superficialità metodologica: si preferisce investire in effimeri "laboratori territoriali" nomadi ed evanescenti passerelle di ascolto, piuttosto che affrontare i nodi strutturali del degrado immobiliare pubblico. L'Assessore riduce la cultura a un brand, a un festival stagionale o a una "festa inaugurale", ignorando scientemente che la periferia riminese sta morendo di desertificazione sociale. La gestione Lari evita accuratamente il confronto sui contenitori storici abbandonati perché priva di risposte concrete: è più facile organizzare una "48 ore di spettacolo" per distrarre la cittadinanza che pianificare il recupero dell'ex scuola Tonini.L'alternativa reale: La lezione sul campo della Casa del Popolo "Macondo"Mentre l'assessorato disperde risorse pubbliche, l'unica reale ed efficace infrastrutturazione socioculturale operante nei quartieri riminesi nasce dal mutualismo dal basso. L'esempio plastico è la Casa del Popolo "Macondo" di via Pascoli 65. Lungi da ogni sterile retorica, l'esperienza di questo spazio sociale autogestito parla la lingua inconfutabile dei dati reali e dei servizi concreti erogati quotidianamente alla cittadinanza:Doposcuola Popolare Gratuito: Un servizio permanente rivolto a bambini e ragazzi delle scuole del territorio, interamente coordinato da volontari. A differenza dei progetti comunali subordinati a scadenze di bando, questo presidio garantisce continuità didattica ed emancipazione sociale a costo zero per le famiglie, abbattendo le barriere di classe nell'accesso al diritto allo studio.Sportelli di solidarietà attiva: Pratiche costanti di mutuo soccorso che vanno dal supporto legale all'aiuto per chi vive condizioni di precarietà abitativa o lavorativa, dimostrando che la cultura in un quartiere o è legata ai bisogni materiali o è mero intrattenimento borghese.Sostenibilità dal basso ed eventi autofinanziati: Iniziative, dibattiti e momenti di socialità che generano le risorse necessarie a mantenere in vita lo spazio in totale autonomia, senza dipendere dai finanziamenti condizionati o dai ricatti burocratici dell'ente pubblico.Macondo funziona perché la proprietà del progetto è collettiva, radicata nel tessuto di quartiere, e risponde a una domanda reale di comunità che l'assessorato Lari non è nemmeno in grado di comprendere.La proposta radicale: L'istituzione delle "Case di Quartiere della Cultura"Prendendo atto del successo strutturale del mutualismo autogestito e del fallimento dei grandi contenitori centralizzati o privatizzati, proponiamo l'istituzione formale e il finanziamento pubblico delle "Case di Quartiere della Cultura".Esigiamo una totale inversione di rotta che tolga all'assessorato il ruolo di monopolista degli eventi-vetrina e lo costringa a farsi garante delle infrastrutture di base
Cessione perpetua e gratuita del patrimonio dismesso: Gli immobili abbandonati (a partire dall'ex scuola Tonini, l'ex Cinema Astoria e le ex Colonie) devono essere sottratti alla speculazione e affidati tramite patti di collaborazione a reti di associazioni e comitati di quartiere per la creazione di Case della Cultura autogestite.Il Modello Europeo di Ibridazione Pubblico-Autogestito: Istituire una rete sul modello delle Case del Quartiere europee. Spazi in cui il Comune copre unicamente le spese vive strutturali (utenze, manutenzione straordinaria) ma cede integralmente la programmazione e i servizi alla gestione e all'autonomia decisionale dell'associazionismo di base.Il bilancio partecipativo vincolato alla cultura di prossimità: Almeno il 30% dei fondi attualmente dissipati nei grandi eventi agonistici e motoristici o nel marketing turistico stagionale deve essere stornato e distribuito direttamente alle Case di Quartiere, per finanziare biblioteche popolari, laboratori di informatica e teatri di comunità gestiti direttamente dai residenti.Rifiutiamo il modello di una Rimini "città-vetrina" promosso dall'assessorato Lari. Rivendichiamo il diritto a una cultura pubblica, sovrana, autonoma e strutturalmente fondata sul mutualismo di quartiere".
Rimini EcoSocialista

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