Cultura 12:32 | 09/09/2026 - Romagna

D'Angelo (Flc-Cgil): "Sulla scuola precarietà e organici insufficienti. A Rimini la realtà smentisce gli annunci fatti"

A pochi giorni dall’inizio delle lezioni, la scuola di Rimini e provincia restituisce una fotografia molto diversa da quella rassicurante raccontata dal ministro Valditara.

«Il Ministro parla di un anno scolastico che parte regolarmente, di precariato ridotto e di personale in cattedra. Noi preferiamo partire dai numeri e dalla realtà che ogni giorno vediamo nelle nostre scuole», dichiara Marcella D’Angelo, Segretaria generale della FLC CGIL Rimini.

Il primo dato riguarda il personale docente. Nello scorso anno scolastico, nella nostra provincia, sono stati 1.264 i contratti a tempo determinato. Un ricorso enorme al lavoro precario, in particolare sul sostegno, dove la continuità didattica dovrebbe invece rappresentare una priorità. E anche per il 2026/27 i contratti a termine sfiorano i 1.300, con le operazioni di nomina che proseguono a ridosso dell’inizio delle lezioni.

«Quando in una provincia come Rimini si supera il migliaio di contratti a termine, non siamo più davanti a un fenomeno residuale o fisiologico. Il precariato è diventato una componente strutturale del funzionamento della scuola pubblica e, quando riguarda in misura così rilevante il sostegno, alla precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori si aggiunge la discontinuità che ricade sulle alunne e sugli alunni più fragili e sulle loro famiglie».

Identiche criticità anche sul versante del personale ATA. Per l’avvio del nuovo anno scolastico risultano complessivamente 413 disponibilità nei tre principali profili ATA e le immissioni in ruolo sono state appena 83. Nel dettaglio, a fronte di 76 disponibilità per gli assistenti amministrativi, le assunzioni a tempo indeterminato sono state 19; per gli assistenti tecnici, 24 disponibilità e appena 2 ruoli; per i collaboratori scolastici, 313 disponibilità e 62 immissioni in ruolo. Significa che solo un posto disponibile su cinque è stato coperto attraverso un’assunzione stabile: 83 su 413. Ben 330 disponibilità non sono state coperte dalle immissioni in ruolo e devono essere affrontate attraverso le successive procedure di nomina, che si stanno svolgendo in queste ore e che si protrarranno anche dopo l’inizio delle lezioni.

«Sono numeri che parlano da soli e che, da soli, smentiscono la propaganda del Ministro. Non si può continuare a considerare il personale docente e ATA come una variabile da comprimere senza conseguenze sulla qualità del servizio, sulla vigilanza e sulla sicurezza dentro le nostre scuole».

Le scuole continuano a funzionare perché dirigenti, docenti, DSGA e personale ATA si fanno carico quotidianamente delle carenze del sistema. Ma non si può trasformare la professionalità e il senso di responsabilità di chi lavora nella scuola nella soluzione permanente alla mancanza di personale e di investimenti. Le scuole sono sotto pressione e non soltanto per gli organici. In queste settimane torna con forza anche il problema delle alte temperature, che non può essere liquidato come un semplice disagio di settembre, né affrontato con pochi spiccioli.

«Il cambiamento climatico è già qui. Docenti e ATA sono lavoratrici e lavoratori e hanno diritto a svolgere la propria attività in ambienti sicuri e salubri, così come studentesse e studenti hanno diritto a trascorrere le loro giornate a scuola in condizioni adeguate. Aule surriscaldate, edifici con scarso isolamento e ventilazione insufficiente non sono più soltanto una questione di comfort: riguardano la salute, la sicurezza e anche la qualità dell’apprendimento».

Occorre quindi aprire nel territorio riminese una discussione seria sugli edifici scolastici e sugli interventi necessari per renderli adeguati alle nuove condizioni climatiche: isolamento, schermature, ventilazione, raffrescamento ed efficientamento energetico non possono più essere considerati interventi accessori.

«Per questo, conclude la segretaria, la narrazione del ministro Valditara, fatti e numeri alla mano, non convince. Una scuola nella quale si continuano a contare oltre mille contratti a termine tra i docenti e nella quale, sul personale ATA, solo una disponibilità su cinque viene coperta con un’assunzione stabile non è una scuola che ha risolto il problema del precariato. La scuola pubblica non ha bisogno di propaganda. Ha bisogno di stabilizzazioni, organici docenti e ATA adeguati, continuità sul sostegno, investimenti sull’edilizia scolastica e luoghi di lavoro e di studio sicuri e dignitosi. La scuola raccontata dal Ministro e quella che ogni mattina apre i cancelli a Rimini e provincia non sono la stessa scuola. I numeri lo dimostrano».

 

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