Oramai il conduttore di Report Ranucci è diventato come il “Cristo morto” di Mantegna. Un povero Cristo deposto, schiacciato, avvitato su se stesso, deforme nel suo virtuosismo espressivo. E' lui, finito, ed in uno spazio ristretto. E riusciamo a sentire proprio la pressione e la compressione di quello spazio striminzito, nel quale il corpo del giornalista è stato posizionato; mentre lui tenta in maniera implacabile e meccanica di lanciare proiezioni respingenti verso tutto e tutti. Ma niente, nessuno straccio di vita. Anche se non è stato ancora formalmente sostituito alla guida del programma della Rai, ormai è stato sacrificato e deposto. E tradito da colleghi Giuda, con cui ha lavorato fianco a fianco per anni, anche da alcuni autori delle sue famose inchieste. Lo schiacciamento di Ranucci è l'immagine di un giornalista martirizzato e deriso, perfino dalla Lega, che su Instagramm ha apperecchiato per il conduttore una cena immaginaria con una compagnia di “amici esplosivi”, come il Joker. E' così, come il Gesù di Mantegna anche Sigfrido è di sotto in su, ormai del tutto irrigidito. E se nell'opera del pittore rinascimentale a vegliare fedele il divino sono i volti contadini della Madonna e di Giovanni Evangelista, a Ranucci è rimasto il volto della senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia, Presidente dimissionaria della Vigilanza Rai, che ha presentato un'interrogazione urgente chiedendo che il Governo venga in Parlamento prima di qualunque decisione su Report e sul suo conduttore. Uno sforzo inutile sull'ormai compianto, la fine è ormai assoluta e incontrovertibile. Se la pittura di Mantegna va anche oltre la sua apparenza perchè dietro la tela, come al di là di un velo, percepiamo almeno la certezza di Dio, nel “Ranucci-gate” non v'è certezza. Non solo del domani. Ma su quello che è, e su quello che veramente è stato.
SB

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