Una Rimini a due velocità, dove gli investimenti si concentrano sistematicamente a sud della palata, mentre il nord viene lasciato a una prospettiva fragile e insostenibile.
Da una parte si parla di pontili, parcheggi, interventi strutturali e riqualificazioni orientate a un turismo di fascia medio-alta, di giovani, famiglie e benessere, dall’altra si immagina per Rimini nord un modello che, nei fatti, si traduce in marginalità economica e abbassamento dell’offerta. San Giuliano rischia di essere ridotto a contenitore di funzioni temporanee a 10 euro a notte mentre il cosiddetto “turismo autentico e sostenibile” tradotto vuole dire povero e non redditizio. Il tema vero è la sostenibilità economica delle imprese. Un piccolo albergo, per riqualificarsi, deve affrontare investimenti che possono superare il milione di euro, riducendo al contempo la capacità ricettiva. Con stagionalità limitate e prezzi medi contenuti, è legittimo chiedersi quale sia il reale tempo di rientro di questi investimenti e quale sistema di credito sia stato previsto per accompagnare gli operatori.
Senza risposte concrete su questi aspetti, il rischio è evidente: scaricare sulle imprese oneri insostenibili senza offrire reali prospettive di sviluppo.

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