“Ha pienamente ragione il capogruppo della Lega Matteo Zoccarato ad aver sollevato interrogativi seri sull’individuazione di una nuova area di insediamento per la moschea/centro culturale di Borgo Marina. Si tratta di una presa di posizione responsabile che prevede la richiesta di un’analisi approfondita da parte della Giunta Sadegholvaad. È dal 2017, infatti, che, a quanto risulta, l’amministrazione non ha mappato la presenza a Rimini dei centri culturali/moschee e di conseguenza dei residenti di religione islamica che, come noto, sono frammentati per etnie, cultura e dottrina. A dire il vero, non sappiamo neppure se siano state individuate organizzazioni che si ispirano a quell’islamismo più fanatico che persegue obiettivi politico/religiosi che, come ormai noto, sono due facce della stessa medaglia. Tutto sembra fermo a quell’anno, al 2017 quando, a seguito di un’indagine della DDA di Bologna, sarebbero stati arrestati tre soggetti radicalizzati sospettati di terrorismo. E risale allo stesso anno uno studio della Regione Emilia-Romagna da cui si evince la presenza a Rimini di 7 luoghi di culto islamici mentre alla Giunta di allora ne sarebbero risultati solo 3. Ad oggi, quindi, non esistono numeri certi rispetto a centri culturali/moschee, né verifiche sulle associazioni che li gestiscono, a chi facciano riferimento, chi li finanzi. E qui si interseca il tema della conoscenza anche di base dell’Islam che non è solo religione, come il cristianesimo o l’ebraismo, ma un sistema che unisce politica, diritto e norme sociali. Argomento sottovalutato da troppi che sembrano non comprendere la radicale diversità di una religione strettamente legata all’organizzazione statuale nel cui ordinamento giuridico prevale il diritto islamico, la shari’a, che regola ogni aspetto della vita. Le semplificatorie banalizzazioni dell’Islam che ascoltiamo da certi ambienti politici, culturali o associazionisti servono più a distrarre l’opinione pubblica che a informarla correttamente. L’Islam in Italia non ha mai stipulato, analogamente ad altre religioni, un’intesa come previsto dall’art. 8 della Costituzione, non per pregiudizio o per discriminazione ma per ragioni più che obiettive. Ne cito tre: primo, l’assenza di un’autorità rappresentativa delle varie articolazioni dell’Islam e di una struttura gerarchica centralizzata che possa svolgere il ruolo di interlocutore dello Stato; secondo, la legge islamica, la shari’a, è in totale contrasto con le leggi dello Stato certificando l’incompatibilità dell’Islam con il sistema giuridico italiano; terzo, non ci sono imam accreditati che diano garanzie contro il fenomeno degli ‘imam-fai da te’, magari affiliati a associazioni dell’islamismo più radicale. Tutto questo per affermare che non si può più procedere alla cieca e prima di esprimersi su qualunque progetto occorre avere una mappatura precisa dei centri culturali/moschee presenti a Rimini, avere conoscenza specifica delle associazioni che li gestiscono e di quali attività si svolgano al loro interno. E poi verifiche e controlli. Dopo di che potremo esprimere un parere autentico su eventuali nuovi centri”.
Così in una nota Gilberto Giani (nella foto), segretario della Lega Rimini.

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