Politica 18:20 | 30/10/2026 - Romagna

Sanità, Petitti (PD): «Risorse insufficienti, il Governo rischia di spingere sempre più cittadini verso il privato»

«La sanità pubblica italiana attraversa una crisi profonda. Liste d’attesa troppo lunghe, carenza di personale, pronto soccorso in difficoltà e un numero crescente di cittadini costretti a pagare di tasca propria per curarsi. Di fronte a questa situazione, la legge di bilancio del Governo Meloni non offre risposte adeguate e rischia di accentuare le disuguaglianze nell'accesso alle cure».

È quanto dichiara Emma Petitti, consigliera regionale e vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell'Emilia-Romagna, commentando le misure sulla sanità contenute nella manovra economica per il 2027.

«Le Regioni avevano chiesto 6,8 miliardi di risorse aggiuntive per garantire il funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Il Governo ne ha previsti soltanto 2,4, oltre ai finanziamenti già programmati. Una cifra insufficiente se consideriamo l'aumento dei costi dell'energia, dei farmaci, dei dispositivi medici e il rinnovo dei contratti del personale sanitario. Non basta annunciare che il Fondo sanitario cresce: bisogna verificare quante risorse rimangono effettivamente disponibili per migliorare i servizi».

Per Petitti il problema riguarda anche il modello di sanità che si intende costruire nei prossimi anni.

«La scelta di destinare 1,6 miliardi a contributi individuali per spese sanitarie non coperte dal servizio pubblico, compreso il bonus di 300 euro per gli anziani, pone una questione politica di fondo. Nessuno contesta la necessità di sostenere le persone più fragili, ma non possiamo accettare che la risposta alle difficoltà del sistema pubblico sia quella di accompagnare progressivamente i cittadini verso prestazioni private. Il diritto alla salute deve essere garantito dal Servizio sanitario nazionale, non dalla disponibilità economica delle famiglie».

La consigliera regionale richiama anche la situazione dell'Emilia-Romagna.

«La nostra Regione ha costruito negli anni una sanità pubblica di qualità, che rappresenta un riferimento nazionale e accoglie pazienti provenienti da altre parti d'Italia. Ma anche questo sistema è sottoposto a pressioni crescenti. Le difficoltà nel reperire personale, l'aumento della domanda di prestazioni e i costi di gestione richiedono risposte strutturali. Non possiamo pensare che le Regioni continuino a garantire gli stessi livelli di assistenza senza finanziamenti adeguati».

«Occorre investire prioritariamente nell'assunzione e nella valorizzazione di medici, infermieri e operatori sanitari, nella riduzione delle liste d'attesa, nella medicina territoriale e nell'assistenza alle persone anziane e non autosufficienti. Sono queste le vere priorità, non interventi occasionali che non affrontano le cause della crisi».

«La sanità pubblica è una conquista fondamentale del nostro Paese e non possiamo permettere che venga progressivamente indebolita. Il rischio è una sanità a due velocità: chi ha risorse economiche si cura subito, chi non le ha aspetta o rinuncia. È esattamente il contrario del principio di universalità su cui si fonda il nostro Servizio sanitario nazionale».


«Il Governo deve ascoltare le Regioni e modificare le scelte contenute nella manovra. Difendere la sanità pubblica non è una battaglia di parte, ma una responsabilità verso tutti i cittadini. La salute è un diritto costituzionale, non un servizio da acquistare sul mercato», conclude Petitti.

 

 

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