"Caro Diario, è sempre la vecchia storia: agenti accusati di abusi finiscono indagati, chi doveva controllare cade dal pero, chi doveva controllare il controllore nega fino all’ultimo. In mezzo ci siamo noi cittadini, che vediamo e sappiamo molto più di quanto diciamo e che paghiamo, nella quotidianità, un sistema in cui gli interessi personali o di corporazione dettano i tempi della vita della città.
Partiamo dai fatti, anche se ormai sono noti. Otto agenti del nucleo Falchi della Polizia locale sono indagati per falso, calunnia, violenza privata e lesioni, e la giudice li ha sospesi dal servizio. Tutto nasce da un automobilista fermato di notte da agenti in borghese che non si erano qualificati: ha avuto paura ed è scappato, è stato inseguito fino a casa, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Sottolineo: il cittadino che ha subito si è ritrovato lui denunciato. Se non avesse avuto la testardaggine per andare fino in fondo, oggi sarebbe lui quello con un processo, nel silenzio generale. Per me vale la presunzione di innocenza, decideranno i giudici se ci sono state condotte scorrette, ma oggi voglio discutere dell’aspetto politico della vicenda.
Da una parte c’è il PD che difende la sua amministrazione: “non sapevamo”, e come prevenzione si cita il piano anticorruzione. Dall’altra c’è l’opposizione che chiede a gran voce la testa dell’assessore, del comandante e anche del sindaco. Sono due copioni inevitabili e quasi banali.
Però voglio fare un esercizio di immaginazione, che so già che farà arrabbiare parecchio: a schieramenti invertiti si sarebbero fatte manifestazioni per la legalità contro il centrodestra, gridando all’uso privato della giustizia e al fascismo di ritorno. E se a difendere gli indagati ci fossero stati illustri ex esponenti della maggioranza, si sarebbe gridato allo stato di polizia e a milizie private che rispondono ai soliti noti. Questo, da elettore e militante di sinistra, fa male e lascia perplessi allo stesso tempo.
La questione è che nessuno, né la maggioranza né l’opposizione, mette i cittadini al centro. Le vere vittime siamo noi che viviamo in una città dove esporsi costa. Lo so per esperienza: da anni segnalo cose che non tornano, come hotel chiusi comprati per pochi soldi che riaprono all’improvviso e attività in perdita che restano aperte per anni senza clienti (indicatori di rischio che compaiono nelle relazioni antimafia sulla Riviera). E ho visto cene e frequentazioni, tra esponenti di partito e uomini delle istituzioni, in luoghi dove la politica sana non dovrebbe stare.
Da quando lo scrivo sono etichettato come quello che rovina l’immagine di Rimini. Nessuno mi ha mai risposto “verifichiamo”, al contrario mi hanno detto che il problema ero io. In questi anni mi sono arrivate anche minacce di querela, e come me le hanno ricevute in tanti per essersi lamentati, arrabbiati, ribellati alle ingiustizie subite. In uno stato di diritto chi segnala va ascoltato e tutelato, non zittito.
Per questo non chiedo teste, anche se penso che qualcuno debba prendersi le sue responsabilità, a partire da chi comanda quel Corpo. Chiedo regole che non dipendano dal coraggio dei singoli:
- bodycam obbligatorie e un numero identificativo per gli agenti, anche in borghese;
- un canale di segnalazione indipendente dal Comando, che tuteli davvero i cittadini e gli agenti che vogliono parlare;
- una verifica sulle denunce per resistenza degli ultimi anni, per capire se quella dell’automobilista era un caso isolato o un metodo;
- la costituzione di parte civile del Comune subito, non “a indagini concluse”, perché le vittime devono sapere da che parte sta la loro città.
Caro Diario, ci si riempie troppo la bocca di resistenza, antifascismo, giustizia sociale. Restano parole vuote se non seguono una linea chiara: chi abusa del suo ruolo sbaglia, chi sbaglia paga, chi denuncia viene ascoltato. In un tempo in cui la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici serve un segnale di coerenza politica e di ripristino della legalità. Serve una rottura netta con il vecchio sistema, e la si fa con il voto, non con un comunicato stampa che suona di unghie e specchi. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: il problema non siamo noi che segnaliamo, è chi si gira dall’altra parte e non vuole vedere".
Stefano Benaglia

Max 17° 




















