“L’annunciata apertura di Primark al Romagna Shopping Valley di Savignano rappresenta un passaggio destinato a incidere profondamente sugli equilibri commerciali dell’intero territorio romagnolo, Rimini inclusa. Non possiamo permetterci di leggere questa novità come un fatto senza conseguenze - dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Giammaria Zanzini, intervenendo sul progetto di ampliamento del polo commerciale savignanese che porterà in Romagna il colosso irlandese del low cost -. Siamo di fronte a una tipica dinamica dei territori di confine - prosegue Zanzini -. Anche se l’intervento ricade amministrativamente in un’altra provincia, gli effetti saranno immediati e diretti anche sul tessuto commerciale riminese. I grandi colossi non conoscono confini, ma spostano flussi, consumi e abitudini su scala vasta.
Se da una parte un’operazione di questo tipo porterà movimento e capacità attrattiva al centro commerciale, dall’altra un marchio con una politica di prezzi estremamente aggressiva, rischia di sottrarre ulteriore ossigeno al commercio di prossimità, già duramente provato.
I dati resi noti dalla Camera di Commercio della Romagna nel recente Rapporto sull’Economia 2025 restituiscono un quadro chiaro: le imprese attive diminuiscono e il commercio è tra i settori più colpiti, con un calo del 2,8% in provincia. A Rimini si registra anche una flessione delle vendite al dettaglio con calo annuale del 1,4% per i prodotti alimentari e del 2,1% per i beni non alimentari, mentre iper e supermercati fanno registrare un +3% sulle vendite. Sono numeri che non possono essere ignorati. Le imprese del commercio al dettaglio, in larga parte micro e piccole, stanno affrontando da anni una tempesta perfetta: calo dei consumi, concorrenza dell’online, aumento dei costi energetici e gestionali, centri commerciali sempre aperti e in costante espansione, desertificazione dei centri urbani.
In questo scenario, si di accelerare ulteriormente un processo di spostamento dei flussi verso i grandi contenitori, con un rischio evidente: dove si concentrano i flussi, il resto del territorio perde vitalità. E il commercio di vicinato non è solo economia: è presidio sociale, sicurezza, identità dei nostri centri. Non si tratta di opporsi allo sviluppo o agli investimenti, ma di governarli. Serve una strategia chiara per sostenere il commercio urbano: politiche fiscali locali, accessibilità, parcheggi, sicurezza, eventi, rigenerazione dei centri storici e sostegno concreto alle imprese. Senza interventi, il rischio è quello di accompagnare passivamente un declino già in atto.
In un contesto così fragile, ogni scelta pesa. L’arrivo di Primark sarà una festa per molti, attratti da oneri di urbanizzazione e da un modello di business che produce grandi quantità a basso costo e bassa qualità, causando però forti impatti ambientali e sociali. Senza voler porre l’accento su un altro aspetto importante, il consumo di suolo, di cui purtroppo la nostra Regione è capofila. Secondo il rapporto Ispra 2024-2025, l’Emilia-Romagna è oggi la prima regione in Italia per nuovo consumo di suolo annuale, con circa 1.000 ettari impermeabilizzati e quasi il 9% del territorio già coperto da edifici e infrastrutture. Negli ultimi anni si registra una crescita significativa delle grandi strutture di vendita: supermercati e discount aumentano rispettivamente del +25% e +69%: un’espansione che non può essere letta solo come evoluzione del mercato, ma che impone una riflessione sull’equilibrio complessivo del sistema commerciale. Questi ulteriori 6820 metri quadrati di costruzioni nelle campagne annunciati da Klépierre, la multinazionale francese che gestisce tra i tanti altri anche questo centro commerciale, non fanno che accelerare il processo.
La domanda che dobbiamo porci, come territorio, è: di questo passo, cosa resterà del nostro sistema commerciale di prossimità, della vivibilità delle nostre città, dell’attrattività del nostro turismo locale?”.

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