La Stagione di Prosa del Teatro Galli comincia il nuovo anno con Misurare il salto delle rane, ultima produzione di Carrozzeria Orfeo in scena venerdì 9 gennaio (ore 21). Vincitore del Premio della Critica 2025 come migliore spettacolo dell’anno, il lavoro scritto da Gabriele Di Luca - che ne cura la regia con Massimiliano Setti - si discosta solo apparentemente dal percorso ormai consolidato della Compagnia, proponendo una sorta di dark comedy in cui la malinconia e il dolore vengono spezzati dall’ironia e dove il femminile diventa simbolo di resilienza e trasformazione.
Lo spettacolo trasporta il pubblico in un piccolo paese di pescatori tra gli anni Ottanta e Novanta. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni - Lori (Elsa Bossi), Betti (Chiara Stoppa) e Iris (Noemi Apuzzo) - unite da un tragico lutto avvenuto vent'anni prima e ancora avvolto in un'aura di mistero. Tre età, tre mondi, tre stagioni della vita che si intrecciano, scavate da lutti e assenze, ma anche da rinascite, alleanze e complicità profonde che vengono indagate con poesia e lucidità. Un viaggio nell'intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l'una nell'altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte.
Il ‘salto della rana’, creatura anfibia che vive tra due mondi, rappresenta la trasformazione, l'abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Così Lori è intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel salto necessario per elaborare il lutto. Per Betti, con la sua ossessione per le gare di salto, ogni centimetro guadagnato è una piccola vittoria contro un destino che l'ha marchiata come pazza. Iris ha già compiuto un salto, abbandonando la sua vita agiata, ma si trova ora a decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è un'impresa impossibile: come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere, il salto diventa anche atto politico: scegliere di non restare immobili, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste, ciascuna a suo modo, saltano oltre le convenzioni, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti di madre perfetta, donna 'normale' o moglie ideale.
“A prima vista, l’ultima fatica scenica di Gabriele Di Luca per Carrozzeria Orfeo si presenta come una sorta di merry-go-round fra le donne di diverse età e background – si legge nelle motivazioni che hanno portato l’Associazione Nazionale Critici di Teatro a ritenere Misurare il salto delle rane il miglior spettacolo del 2025 - Una diversità radicale rispetto alla cifra politicamente scorretta e urticante della compagnia lombarda? In realtà, no. C’è un profondo legame che unisce i due approcci: il disegno di un malessere epocale che non va celebrato in un’epifania tragica e disperante, ma piuttosto colto nella velocità del segno contemporaneo, in cui cinismo e derisione vanno continuamente a braccetto. E l'abilità di Carrozzeria Orfeo sta nel mettere in scena spettacoli sempre giusti, fattore ormai non più considerabile come pura casualità, al di là dei registri usati. In questo caso al centro c'è la morte di una ragazza, che porterà a una vendetta senza appello, che riproduce nello scenario le torbide atmosfere dei gialli alla David Lynch, con l'aggiunta però di una scrittura plastica e metronomica come quella di Gabriele Di Luca e di una cura minuziosa nella costruzione dei personaggi».

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