È entrato in vigore il 24 gennaio 2026 il Decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 213, che recepisce la Direttiva (UE) 2023/2668 del Parlamento europeo e del Consiglio, intervenendo sulla normativa relativa alla protezione dei lavoratori dai rischi connessi all’esposizione all’amianto.
Nel suo impianto complessivo il provvedimento rappresenta un passo avanti importante nella tutela della salute e della sicurezza di chi, per ragioni professionali, può essere ancora oggi esposto alle fibre di amianto. La valutazione è dunque sostanzialmente positiva, anche se non possono essere sottaciuti alcuni limiti, alcune occasioni mancate e alcune criticità legate sia al contenuto sia al percorso che ha portato all’approvazione del decreto.
Tra gli elementi di maggiore rilievo va certamente segnalato l’abbassamento immediato dei limiti massimi di concentrazione delle fibre inalabili, così come la previsione, a partire dal 21 dicembre 2029, dell’obbligo di adottare la microscopia elettronica per la misurazione delle fibre, superando definitivamente metodologie meno precise. Positivo è anche il riconoscimento pieno delle tutele per le esposizioni di bassa intensità: anche in questi casi i lavoratori hanno diritto alle protezioni previste, alla sorveglianza sanitaria e alla corretta gestione dei registri degli esposti e delle cartelle sanitarie. Importante, infine, l’ampliamento della sorveglianza epidemiologica, che viene estesa a tutte le patologie neoplastiche correlate all’amianto e non più limitata al solo mesotelioma.
Accanto a questi aspetti, restano tuttavia criticità che non possono essere ignorate. Il percorso legislativo ha evitato accuratamente ogni reale confronto con le Organizzazioni Sindacali e con le Associazioni delle vittime dell’amianto, che avrebbero potuto fornire contributi utili a migliorare il testo. Nonostante le proposte avanzate da AFeVA Emilia-Romagna APS, da CGIL, CISL e UIL e dalle categorie maggiormente coinvolte, il Governo ha scelto di non recepire alcuna modifica, rinunciando a un passaggio di partecipazione che avrebbe rafforzato l’efficacia della norma.
Per queste ragioni, l’entrata in vigore del decreto non può rappresentare un punto di arrivo. Rilanceremo l’iniziativa sindacale e associativa affinché le nuove disposizioni trovino un’applicazione concreta e affinché le lacune ancora presenti vengano colmate; a partire dalla richiesta di un confronto con le Regioni, indispensabile per rendere effettiva una sorveglianza epidemiologica completa di tutte le patologie neoplastiche asbesto-correlate, attraverso il rafforzamento dei sistemi di rilevazione e l’implementazione degli archivi degli ex esposti in ogni territorio.
Allo stesso tempo, occorrerà avviare un lavoro condiviso tra Associazioni e Organizzazioni Sindacali per aggiornare il D.M. 6 settembre 1994, recependo pienamente le norme più stringenti introdotte dalla Direttiva europea in materia di rimozione dei materiali contenenti amianto e di sicurezza delle lavorazioni. Fondamentale, infine, sarà investire nella formazione e nell’informazione dei delegati sindacali e degli RLS e RLST sulle novità normative, con particolare attenzione ai settori a maggiore rischio, a partire dall’edilizia.
La lotta contro l’amianto richiede continuità, partecipazione e responsabilità. Le norme sono uno strumento indispensabile, ma senza risorse, controlli e coinvolgimento di chi rappresenta i lavoratori e le vittime rischiano di restare sulla carta. Solo un impegno coerente e condiviso potrà tradurre questo passo avanti normativo in una reale tutela della salute e dei diritti.

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