Nel dibattito pubblico aperto nelle ultime settimane sulla revisione del calendario scolastico, a partire dalle prese di posizione di ministero del Turismo e imprese turistiche e balneari, una cosa è apparsa con chiarezza: la voce della “comunità educante” su ciò che è necessario per la scuola è stata finora assente. Dunque non è per chiudere il cerchio del dibattito che FLC CGIL Rimini interviene, ma per colmare una grave lacuna.
Si è parlato di ricadute sulle presenze turistiche, di impatto economico per le imprese balneari e di bisogni del tessuto imprenditoriale legato al turismo estivo, ma quasi nulla è stato detto sulle ripercussioni educative di un calendario scolastico che sarebbe modificato al ritmo delle esigenze di altri settori. In questo scenario la scuola italiana è evocata come un fattore di contesto – uno strumento – anziché come un servizio pubblico fondamentale con proprie esigenze e specificità.
Nel nostro Paese il dibattito sulla scuola tende a diluirsi in un mare di questioni sociali: quando si parla di fenomeni demografici, di crisi economica, di mercato del lavoro, di “disagio giovanile” o, come ora, di turismo, la scuola viene tirata in ballo come se fosse una leva esterna e non, invece, un pilastro costituzionale della nostra convivenza civile. Ma come possono essere seriamente prese in considerazione proposte su un assetto fondamentale dell’istruzione, come il calendario, senza tenere conto del dibattito pedagogico e dell’attuale stato della scuola pubblica in Italia?
In primo luogo occorrerebbe interpellare gli “addetti ai lavori”, e, alla luce degli esiti delle ricerche scientifiche, chiedersi quale potrebbe essere una riorganizzazione del calendario scolastico che permetta di conciliare le esigenze di recupero psico-fisico con la qualità dell’apprendimento, preso atto che il lungo stop estivo si traduce spesso in una faticosa ripresa, tutta in salita, a settembre.
La risposta sembrerebbe semplice e la soluzione – bella e pronta - in un allineamento ai calendari scolastici del nord Europa, con buona pace della stagione balneare. Tuttavia occorre fare i conti con la realtà dell’edilizia scolastica di casa nostra: aule spesso sovraffollate, totale assenza di spazi all’aperto, temperature roventi già a maggio. In queste condizioni qualsiasi velleità pedagogica cede il passo all’insostenibilità della frequenza scolastica, ben inteso per alunni e docenti, già dalla tarda primavera.
Dibattito chiuso? Non proprio: sarebbe altrettanto onesto riconoscere come dietro l’organizzazione del calendario si celi un sistema che incrementa le disuguaglianze: sempre meno famiglie possono permettersi attività che “riempiano” le lunghe giornate estive con esperienze di qualità: sportive, culturali, ricreative, di comunità. Molti bambini e ragazzi non hanno alternative ai pomeriggi in casa in compagnia dei social, spesso senza potersi permettere neanche una settimana al mare.
I numeri dimostrano invece la distanza tra l’importanza che la scuola ha per la tenuta del Paese e le scelte reali di politica pubblica: la spesa per l’istruzione si attesta da anni su livelli tra i più bassi in Europa: poco meno del 4 per cento del prodotto interno lordo (Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani dell’università Cattolica), mentre altri capitoli di spesa, come quello militare, negli ultimi dieci anni hanno registrato incrementi significativi.
Un dibattito vero sul tema richiederebbe che a ciascuno venga consentito di svolgere il proprio mestiere: si metta la scuola nelle condizioni di assolvere al meglio il proprio mandato, assicurando le risorse che sono necessarie, non solo in termini di personale ma anche di strutture. Si rimetta al centro la questione salariale, consapevoli che l’impoverimento delle famiglie non può che aumentare le disuguaglianze e con esse quel disagio sociale che tutti, a parole, dichiarano di voler combattere. Si lasci agli imprenditori l’onore e l’onere – e i rischi - di fare impresa con le sfide che tale missione inevitabilmente comporta.
La scuola non può essere utilizzata come variabile di aggiustamento per dare risposta a qualunque questione sociale accada nel paese; a maggior ragione in un contesto inquinato da una propaganda che si spinge a stilare (e giustificare) liste di proscrizione di docenti in base ad un certo orientamento politico. Serve un confronto aperto, trasparente, fondato sul dialogo e sul rispetto di chi la scuola la fa vivere ogni giorno.
FLC CGIL RIMINI - Simonetta Ascarelli

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