Politica 11:59 | 26/03/2026 - Rimini

Contro il cinismo delle destre e l’immobilismo della Giunta, la nuova moschea deve rimanere nel centro storico, con strumenti urbanistici chiari

Lo scontro tra il sindaco Jamil Sadegholvaad e le destre — Fratelli d’Italia e Lega — sullo spostamento della moschea di via Giovanni XXIII è lo specchio di una politica che ha smesso di parlare alle persone e si limita agli slogan.

Da una parte, la destra soffia sul fuoco della paura per raccogliere consenso. Dall’altra, il sindaco sembra rincorrerla sul suo stesso terreno, trattando un luogo di culto come un problema urbanistico da “delocalizzare”

L’ipocrisia delle destre

Fratelli d’Italia e Lega invocano il “decoro” per allontanare la comunità islamica dal centro.

Ma sono gli stessi che alzano barricate non appena si propone una sede alternativa.

Il loro obiettivo non è risolvere il problema, ma rendere invisibili migliaia di cittadini che vivono e lavorano a Rimini.

 La debolezza della Giunta

Un’amministrazione che si definisce progressista non dovrebbe esitare nel garantire la libertà di culto.

Rispondere alle provocazioni della destra significa accettare il loro terreno di gioco: quello in cui una comunità è un problema da spostare.

Una città per tutti, non a compartimenti stagni

La giustizia sociale passa dall’integrazione nei quartieri, non dalla creazione di periferie sociali.

E i dati e gli esempi lo dimostrano: a Barcellona, a Friburgo, a Torino, i luoghi di culto (chiese cristiane, sinagoghe, moschee), sono inseriti nel tessuto urbano, non nascosti ai margini.

La nostra proposta

La nostra proposta è semplice e chiara: una moschea nel centro della città, non fuori.

Non per provocazione, ma per coerenza con un’idea di città europea, aperta e inclusiva.

Il centro storico non è una vetrina da difendere da chi è “diverso”, ma uno spazio vivo, che deve rappresentare tutta la comunità.

Mantenere un luogo di culto nel cuore della città significa: riconoscere diritti, non concedere tolleranze; favorire integrazione reale, non separazione; ridurre marginalità e conflitti, non spostarli altrove.

Come farlo: strumenti urbanistici

I piani urbanistici prevedono i “servizi di interesse collettivo”: scuole, sedi pubbliche, spazi culturali.

Un luogo di culto di qualsiasi religione, è, per molte persone, esattamente questo.

Trattarlo diversamente non è urbanistica: è discriminazione mascherata da buonsenso.

Se gli immobili non hanno la destinazione d’uso adeguata, si cambia.

Le amministrazioni lo fanno continuamente.

Quando serve aprire un hotel, un supermercato o un ufficio, le varianti si approvano in poche settimane.

Qui invece si finge che sia impossibile.

Non lo è.

È una scelta politica: si cambiano le regole per il profitto, ma non per i diritti.

La scelta che abbiamo davanti

Il vero problema non è “dove mettere la nuova moschea”.

Il problema è decidere che tipo di città vogliamo essere.

Una città che nasconde,

o una città che include.

 

Rimini EcoSocialista 

 

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