Salute e sicurezza sul lavoro: il punto sugli infortuni in Emilia-Romagna | Continua a peggiorare l'andamento degli infortuni per causa di lavoro in Emilia-Romagna. Nei primi sette mesi del 2026 sono morte in regione 48 persone per causa di lavoro (rispetto alle 47 dello stesso periodo del 2025). Sono stati invece 48.221 gli infortuni denunciati nel periodo gennaio-luglio (+7,1% sullo stesso periodo 2025), con classe di età prevalente tra i 41 e i 65 anni (45,9%). Sono ancora i settori dell'industria e dei servizi quelli maggiormente coinvolti. Spiccano le percentuali di incidenza nei settori delle costruzioni con il 6,9%, commercio e riparazione autoveicoli e trasporti/logistica che insieme rappresentano il 16,8% e sanità/assistenza sociale che da sola pesa il 9,8% sul totale degli infortuni nell'industria e nei servizi. Risulta ancora rilevante, e in crescita, il numero di denunce in cui non è possibile determinare il settore di appartenenza: 25,1%.
La situazione in provincia di Rimini nel periodo gennaio-luglio 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025: 3.378 infortuni denunciati nei primi sette mesi | Nel territorio riminese si registra un aumento dell'11,9%degli infortuni sul lavoro; salgono inoltre a 2 gli infortuni mortali da inizio anno, contro nessun caso rilevato nello stesso periodo del 2025. In generale la fascia di età dove si è concentrata la maggior parte degli infortuni è stata quella 41-65 anni (48,9%), seguita dalla fascia 15-40 anni (39,9%); va anche segnalato un aumento degli infortuni nella fascia 1-14 anni con 287 denunce contro le 244 del 2025. Nel periodo gennaio-luglio i settori che in provincia di Rimini contano il maggior numero di infortuni nell'ambito di industria e servizi sono quelli delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (12,6%), della sanità e assistenza sociale (12,6%) e del commercio all'ingrosso e al dettaglio/riparazione di autoveicoli (8,7%), con le costruzioni poco più indietro (7,3%).
Per quanto riguarda le malattie professionali il dato al 31 luglio 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, conta 409 denunce in provincia di Rimini. Si tratta in questo caso di un aumento del 15,2%. Il 34,5% delle denunce di malattia professionale nel territorio riminese ha riguardato donne, essendo 141 su 409 (in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le denunce da parte di donne erano state 111). Tra le patologie denunciate si rileva un'incidenza percentuale superiore alla media regionale per quelle legate al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 71,1% del totale provinciale, seguite in forte crescita dalle malattie del sistema nervoso, che passano dal 7,0% al 13,7% dei casi.
Le considerazioni della Segretaria generale CGIL Rimini Francesca Lilla Parco - | “I dati dell'Osservatorio della CGIL Romagna - per Rimini - confermano una crisi della sicurezza nei luoghi di lavoro ormai strutturale. Gli infortuni crescono dell'11,9%, le malattie professionali del 15,2%, con un balzo ancora più marcato delle patologie del sistema nervoso, che quasi raddoppiano la propria incidenza passando dal 7,0% al 13,7%. Anche i due infortuni mortali registrati da inizio anno, dopo un periodo senza casi, sono un segnale che non possiamo permetterci di ignorare. Nel comparto dell'alloggio-ristorazione e in quello sanità-assistenza l'aumento degli infortuni conferma condizioni di lavoro complesse, che non vedono evidentemente un’adeguata attenzione da parte del mondo delle imprese. L'aumento degli infortuni nella sanità, nell'alloggio e nella ristorazione rende ancora più urgenti le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse da CGIL: sanità e appalti sono centrali per un cambio nella qualità della vita degli italiani. Serve assicurare - oltre ad un accesso equo alla sanità pubblica - qualità nel lavoro di assistenza e cura, e un sistema di appalti che non continui a comprimere diritti e salario. Chiediamo al Governo interventi urgenti: rafforzamento e maggiori investimenti nei servizi pubblici di prevenzione e controllo, leggi per una maggiore qualità negli appalti, investimenti adeguati nella sanità pubblica e per la non autosufficienza.”

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