Politica 17:33 | 02/11/2026 - Romagna

Scuola, Petitti (PD): «Meno studenti, ma il Governo taglia gli insegnanti. Un errore che pagheranno i giovani»

La vicesegretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna: «Il calo demografico dovrebbe essere l’occasione per migliorare la qualità dell’istruzione, non per ridurre le risorse della scuola pubblica».

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nelle scelte del Governo Meloni sulla scuola. Mentre l'Italia affronta una crisi demografica senza precedenti, con sempre meno bambini e ragazzi nelle aule, la risposta dell'esecutivo è un nuovo taglio agli organici scolastici.
La legge di Bilancio per il 2027 prevede infatti una riduzione di 6.974 posti a partire dall'anno scolastico 2027/2028: 4.925 insegnanti e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Una scelta che, sommata ai tagli già programmati, porta a quasi 15mila i posti destinati a scomparire nell'arco di tre anni scolastici.
È una decisione che considero profondamente sbagliata, perché guarda alla scuola come a una voce di spesa da ridurre anziché come al principale investimento sul futuro del Paese.
I numeri raccontano una trasformazione che dovrebbe preoccupare tutti. In appena cinque anni, tra gli anni scolastici 2019/2020 e 2024/2025, l'Italia ha perso oltre 600mila studenti con cittadinanza italiana, mentre quelli con cittadinanza straniera sono aumentati di circa 84mila unità.
Anche in Emilia-Romagna la denatalità sta progressivamente riducendo la popolazione scolastica. Ma siamo davvero convinti che avere meno studenti debba significare automaticamente avere meno insegnanti?
Io penso esattamente il contrario.
Il calo delle iscrizioni potrebbe rappresentare una grande opportunità per migliorare la scuola pubblica: classi meno numerose, maggiore attenzione alle difficoltà individuali, rafforzamento del tempo pieno, più sostegno agli studenti con disabilità e maggiori possibilità di contrastare la dispersione scolastica.
Sappiamo quanto le condizioni economiche e sociali delle famiglie incidano sui percorsi educativi. Chi dispone di maggiori risorse può offrire ai propri figli opportunità che altri non possono permettersi. La scuola pubblica deve servire proprio a ridurre queste distanze, non a renderle ancora più profonde.
Nella nostra regione c'è poi una sfida particolarmente importante: quella dell'inclusione. In tutte le province emiliano-romagnole la presenza di studenti senza cittadinanza italiana è significativa. Si passa dal 25,68% di Piacenza al 15,8% di Rimini.
Molti di questi bambini sono nati nel nostro Paese, frequentano le nostre scuole e crescono nelle nostre comunità. Per questo servono investimenti nell'insegnamento della lingua italiana, nella mediazione culturale e nel sostegno ai percorsi educativi. E serve anche il coraggio politico di affrontare il tema dello ius scholae, riconoscendo i diritti di tanti giovani che sono già parte integrante della nostra società.
L'Emilia-Romagna ha costruito negli anni un sistema importante di politiche per il diritto allo studio, che dobbiamo continuare a rafforzare. Ma le Regioni e i Comuni non possono essere lasciati soli a compensare scelte nazionali che rischiano di impoverire la scuola pubblica.
Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento di cancellare questi tagli e di aprire un confronto serio sul futuro dell'istruzione.
Un Paese nel quale nascono sempre meno bambini dovrebbe considerare ciascuno di loro una risorsa preziosa, alla quale destinare maggiori opportunità.
Risparmiare sulla scuola significa ipotecare il futuro delle nuove generazioni. E questo è un errore che l'Italia non può permettersi.

Emma Petitti  
Vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell'Emilia-Romagna e consigliera regionale

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