L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione del Gruppo regionale del Partito Democratico per chiedere il ripristino del testo originario della proposta di legge nazionale che introduce in modo esplicito il principio del consenso nel reato di violenza sessuale.
«Questa risoluzione parte da un principio semplice, chiaro e non negoziabile: senza consenso libero e attuale è violenza. Non esistono interpretazioni alternative, non esistono zone grigie. E invece il Governo ha scelto di indebolire un impianto che era frutto di un lavoro serio e condiviso, facendo un passo indietro grave sul terreno dei diritti», dichiara Petitti.
«Parliamo della tutela concreta dell’autodeterminazione delle persone, a partire dalle donne che continuano a essere le principali vittime di violenza. Dopo un voto unanime alla Camera, frutto di un confronto bipartisan importante per il Paese, intervenire per annacquare quella formulazione significa assumersi una responsabilità politica pesante. Significa lasciare spazio a interpretazioni ambigue che troppo spesso si traducono in stereotipi, pregiudizi e vittimizzazione secondaria nei confronti di chi denuncia».
La risoluzione è stata presentata dalla consigliera Lembi e ha visto il contributo di con due emendamenti a firma Petitti, richiama la necessità di riallineare pienamente l’Italia agli standard europei e alla Convenzione di Istanbul, già ratificata dal nostro Paese. «Una legge sul consenso deve essere limpida: il silenzio non è consenso, la mancanza di resistenza non è consenso. Se il Governo pensa di poter arretrare su questo terreno senza trovare opposizione, si sbaglia».
Petitti annuncia inoltre la propria partecipazione alla mobilitazione promossa dalle associazioni di donne, dai centri antiviolenza e dai movimenti femministi contro il DDL Buongiorno, in programma domenica 15 febbraio in tante città italiane: «Sarò in piazza insieme a loro. Perché quando si mettono in discussione principi fondamentali come l’autodeterminazione e la libertà delle donne, le istituzioni devono avere il coraggio di schierarsi. Il DDL Buongiorno rappresenta un segnale preoccupante di un’impostazione ideologica che rischia di riportare indietro l’orologio dei diritti».
«Non possiamo permetterci ambiguità normative né passi falsi politici su questo tema», conclude Petitti. «Il nostro dovere è rafforzare le tutele, non indebolirle. Domenica saremo in tante e in tanti a dirlo con forza: sui diritti delle donne non si torna indietro».
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