Nelle città dell'Emilia-Romagna sono spariti 4.007 negozi in 13 anni. Le imprese del commercio al dettaglio nei dieci principali comuni della regione sono passate da 17.299 nel 2012 a 13.292 nel 2025, con un calo del 23,2%.
È quanto emerge dall'11/o Osservatorio Confcommercio sulla demografia d'impresa nelle città italiane. A livello nazionale sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante tra il 2012 e il 2025.
I settori più colpiti in Emilia-Romagna sono le edicole con un calo del 57,4%, il carburante per autotrazione -47,7%, abbigliamento e calzature -39,3%, commercio ambulante -33,6%, mobili e ferramenta -32% e libri e giocattoli -25,8%. Crescono invece farmacie con +74 unità (+18%), negozi di informatica e telecomunicazioni +51 (+18,8%) ed e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici +364 (+76,6%).
Il settore alberghi, bar e ristoranti mostra un saldo complessivo positivo con +258 unità (+2,5%). Le altre forme di alloggio, affittacamere, B&B, case vacanza e residence registrano la crescita più forte con +694 unità (+200%), mentre i bar calano di 979 unità (-22,1%) e gli alberghi tradizionali di 212 (-16,5%). I ristoranti segnano +550 unità (+23,1%).
"In 13 anni abbiamo perso oltre 4mila imprese del dettaglio - dice il presidente di Confcommercio Emilia-Romagna Enrico Postacchini - Non è una crisi congiunturale, è una trasformazione strutturale che cambia la fisionomia delle nostre città. La desertificazione commerciale non è solo un problema delle imprese, è un problema delle comunità. Gli hub urbani previsti dalla Legge regionale 12 del 2023 devono diventare i cantieri della rigenerazione commerciale".
L'analisi si riferisce ai comuni di Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini.

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