Cronaca 17:49 | 28/05/2026 - Rimini

Ires Emilia-Romagna e Cgil hanno presentato i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia

IRES Emilia-Romagna e CGIL Rimini hanno presentato i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini | In provincia di Rimini è presente una popolazione che invecchia e che fa sempre meno figli; un’economia in rallentamento; il lavoro con numeri positivi in superficie; accessi in aumento alla Caritas.

IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economico Sociali) ha presentato in Sala Pironi i dati del 14° rapporto sull’economia ed il lavoro in provincia di Rimini. I dati della ricerca, commissionata da CGIL Rimini, sono stati illustrati da Valerio Vanelli(Ricercatore IRES). Alla presentazione ha assistito e portato i saluti dell’Amministrazione comunale di Rimini l’Assessora Francesca Mattei, che tra le deleghe ha anche quella al Patto per il clima e il lavoro e alle Politiche giovanili.

Gli ambiti di approfondimento dell’Osservatorio IRES per la provincia di Rimini

La ricerca – condotta da Valerio Vanelli con un’appendice statistica a cura di Federica Benni - si suddivide in 4 macro capitoli, che affrontano per la provincia di Rimini: la struttura e le dinamiche demografiche, le dinamiche economiche e d’impresa, il mercato del lavoro ed il benessere sociale, l’ambiente ed il territorio

Demografia: denatalità e invecchiamento preoccupano | Al 1° gennaio 2025, la provincia conta 341.844 residenti, il 44% concentrato nel comune capoluogo. In 20 anni, mentre la popolazione totale aumentava del 12,9%, i cittadini con più di 75 anni sono aumentati del 54,1%, con una riduzione della fascia 30-39 anni del 30%, corrispondente a oltre 15.300 residenti in meno in questa fascia d'età. Le nascite sono crollate del 47,6% dal 2010, dato peggiore rispetto a media regionale e nazionale. Parallelamente, l’indice di vecchiaia tocca quota 216, indicando che gli over 65 sono più del doppio degli under 15, e per la prima volta supera quello regionale (212), oltre a mantenersi sopra quello nazionale (208). L'incidenza della popolazione straniera è dell’11,2%, inferiore alla media regionale e tra le più basse in Emilia-Romagna. La quota di stranieri di almeno 50 anni è più che raddoppiata dal 2008 (dal 15,0% del totale al 31,3%), modificando le future esigenze di cura e di welfare.

Economia in rallentamento, trainata dal turismo | Il sistema locale pur resiliente dopo lo shock pandemico, frena. Pesano l’instabilità globale, i conflitti internazionali e le spinte protezionistiche. Una forte contrazione del manifatturiero (produzione -6,7%, fatturato -5,4%, ordinativi esteri -9,5%), con l’export che crolla per i settori della pelle, metallo, farmaceutica e macchinari.   Colpito anche il comparto delle costruzioni, in forte contrazione (- 1,2% 2025 e -2,1% nel 2024), mentre il commercio della grande distribuzione registra una tenuta positiva. A tenere alta la domanda è il turismo, con un aumento delle presenze (+4,6%), soprattutto straniere (+7,5%). Unico segnale fortemente positivo per l’export è il +30% nell’agroalimentare.

Mercato del lavoro: occupazione in crescita, ma precarietà diffusa | Il 2025 segna un dato positivo: +2% di occupati rispetto all’anno precedente, dato identico alla media regionale e superiore alla media nazionale. Il tasso di occupazione arriva al 69,7% , mentre la disoccupazione cala drasticamente al 4,5%, dato ai minimi storici. Però solo il 32,7% ha un occupazione a tempo indeterminato, tempo pieno con 52 settimane di contribuzione. Dato che si riduce al 20,3% se parliamo di lavoratrici. 

Redditi bassi | In superficie numeri positivi, ma in profondità emerge la fragilità e la precarietà lavorativa. Avere un lavoro non significa più avere stabilità economica. La retribuzione media annua dei dipendenti privati si attesta a 18.350 euro lordi, fanalino di coda in Emilia-Romagna dove la media è di €26.377. L’incremento delle retribuzioni (dal 2008 al 2024 è stato del 24%) non è riuscito a compensare la recente spinta inflazionistica (dal 2008 al 2024 è stata del 35%). Considerando poi le dichiarazioni dei redditi, Rimini è ultima delle nove province emilianoromagnole, unica con reddito imponibile medio inferiore a 21.000 euro lordi annuali. 

La lettura dei dati con l’apporto anche di Isabella Mancino che ha illustrato l’Osservatorio della Povertà Caritas | Parlare di povertà significa analizzare un fenomeno multidimensionale. Fragilità economica, precarietà lavorativa, emergenza abitativa, difficoltà sanitarie e povertà educativa, non sono problemi isolati, ma dimensioni che si alimentano a vicenda, intrappolando le persone in un circolo di svantaggio sociale.  I working poor incontrati dalla Caritas non riescono a sostenere le spese, e oltre a lavorare nei settori tradizionali come il turismo o l’edilizia, emergono nuovi settori di fragilità come gli sportivi, imprenditori, i magazzinieri. 1 su 3 incontrati dalla Caritas sono senza dimora ma con occupazione; spesso anche con figli minori, trovano alloggi solo nei residence e alberghi, essendo poi costretti ad uscire nel mese di maggio. Sempre più critica è la condizione delle vedove e delle donne ucraine anziane, non più nell’età lavorativa ma che nel loro Paese a causa del conflitto hanno perso il loro alloggio.

Francesca Lilla Parco, lancia l’allarme sulla situazione reddituale e produttiva: Si può indagare il lavoro irregolare in questa provincia leggendo i dati sui redditi dichiarati e sulle retribuzioni medie; bassissime e sotto la media regionale, che sono la conseguenza di lavoro nero e irregolare dilagante. Nel settore turistico inoltre pesa in maniera considerevole l’assenza di un’indennità di disoccupazione specifica per il turismo, dove tutto è affidato alla NASPI che è uno strumento inadeguato.[...] Le crisi economico-occupazionali prima del 2008, poi del 2019-2020 (pandemia) e infine l’inflazione degli ultimi anni hanno colpito profili di nuclei familiari tradizionalmente non considerati a rischio. Le crisi sopra citate non hanno creato il problema, ma hanno probabilmente accelerato delle tendenze preesistenti e accentuato la fragilizzazione di un’ampia «fascia grigia» di famiglie, nuovi profili che si sono aggiunti a quelli tradizionalmente seguiti dai servizi.

Anche la crisi della manifattura incide sulla situazione reddituale, con la fuoriuscita assorbita dai settori che oggi trainano l’economia territoriale, ma che sono caratterizzati da redditi bassi e diffusa precarietà.