Cronaca 11:41 | 10/07/2026 - Bellaria Igea Marina

Red carpet d’eccezione all’Italian Global Series 2026. Giovedì 9 luglio, nella Perla Verde, presente una vera star della serialità contemporanea: David Boreanaz

Red carpet d’eccezione all’Italian Global Series 2026 a Riccione giovedì 9 luglio, protagonista una vera star della serialità contemporanea, David Boreanaz. Accolto dal pubblico con grande calore, l’attore ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera insieme al giornalista Hakim Zejjari. Volevi fare l’attore già a 7 anni, che cosa ti aveva ispirato? - gli ha chiesto subito Zejiari. “Mio padre lavorava in televisione ed effettivamente, a 7 anni, ebbi l’occasione di vedere recitare Yul Brynner dal vivo rimanendo folgorato dal suo spirito nel cogliere il suo personaggio in The King & I. Quella performance ebbe su di me un effetto dirompente”.

Ė vero che sei stato scoperto a Los Angeles mentre portavi a spasso il tuo cane? “Sì, mi trovavo in un momento di stallo della mia carriera, avevo già fatto qualcosa ma non decollava. Finché un giorno, proprio mentre stavo camminando con il mio cane, fui notato da quello che sarebbe poi diventato il mio manager. Sono andato nel suo ufficio e mi è stato proposto il ruolo di Angel per Buffy, l’ammazzavampiri. Quell’incontro mi ha cambiato la vita”.

Gira un aneddoto sul tuo conto, e cioè che una volta, durante un provino, hai ribaltato una sedia e hai simulato una corsa in motocicletta… “In effetti non sapevo bene cosa stessi facendo, semplicemente c’era una sedia lì e, siccome la scena che dovevo interpretare prevedeva la presenza di una motocicletta, la presi e cominciai a farla girare più volte finché il produttore non disse che tanto quella sedia non si trasformava in una motocicletta e che avrei dovuto recitare. A quel punto mi sono tuffato nel personaggio. La verità è che ero così giovane, era stata una reazione nervosa piuttosto che un qualcosa di intenzionale o pianificato. Avevo utilizzato quella sedia più come una via di fuga, un modo per rilasciare la tensione, perché non ero propriamente concentrato”. 

Il tuo istinto però ti ha premiato, perché poi sono arrivati i ruoli di Angel in Buffy l’ammazzavampiri, di protagonista dello spin-off Angel e di Bones, e tutto questo senza avere una formazione accademica. “Ho sempre cercato di imparare e continuo a farlo, ogni giorno, anche qui. Perché impari da chiunque, incontrando i produttori, i registi, impari persino dai giovani studenti. Quando ho cominciato a lavorare, giravo tra i vari dipartimenti del set, e i registi mi dicevano di osservare tutto. Ho cominciato nel dipartimento dell’attrezzistica, sono partito proprio come attrezzista, poi ho fatto l’aiuto regista, ho fatto l’assistente del direttore della fotografia, ho trasportato cavi, ogni tanto combinavo anche qualche casino però imparavo, anche dagli errori”.

Hai studiato cinema e fotografia all’Università, a parte la folgorazione per Yul Brynner, perché hai deciso di studiare queste materie? “Ho cominciato ad appassionarmi da bambino, avendo l’opportunità con mio padre di incrociare grandissimi personaggi, penso a Bob Hope, Jerry Lewis, John Belushi, avevo la possibilità di guardarli, di ascoltarli, di vedere come si muovevano. Poi mio padre mi potrò a vedere Tora! Tora! Tora!. Era il momento in cui era appena uscito il Dolby e fu una esperienza fortissima. Poi mi portò a vedere anche un film di animazione, La collina dei conigli, che più tardi mi resi conto che era perlopiù indirizzato a un pubblico adulto, con un contenuto subtestuale abbastanza forte e mi ha insegnato molto a pensare alle metafore che hanno a che fare con la vita. Questi e altri film mi hanno spinto a studiare il cinema, ad appassionarmi alla regia, alla sceneggiatura, alla recitazione. Ma non in senso tradizionale, mi sento un po’ più Sam Shepard, è lì che indirizzo le mie energie, non sono certo un attore di formazione shakesperiana”. 

Dal vampiro a Bones, come lavori su te stesso per reinventarti ogni volta? “Ė un continuo lavorare su me stesso, ho una acting coach con la quale lavoro da oltre vent’anni ed è lei che mi spinge ad andare a scavare all’interno nei personaggi per trovare quello che è importante per esprimerlo. Recitare è fondamentalmente indossare maschere, una te la metti e una te la togli”.

Oggi sei protagonista del grande reboot di The Rockford Files, nel quale recita anche tuo figlio Jade, che impressione ti fa? “Ė un ruolo che è stata una vera e propria benedizione. In realtà a febbraio pensavo che avrei girato un’altra serie, che poi non è andata in porto. Devo dire che James Garner, l’interprete della serie originale, è stato per me una grande fonte di ispirazione. Conosco la figlia e le ho detto che non avevo alcuna intenzione di imitarlo ma di fare qualcosa di cui avrebbe potuto essere orgoglioso. Per quello che riguarda mio figlio ha fatto il percorso tradizionale, provini, audizioni, test con la rete, con il produttore, con il regista e infine si è fatto assegnare il ruolo. Devo dire che ho ancora qualche livido addosso, perché c’era una scena in cui me le ha suonate abbastanza. A parte questo mi ritengo molto fortunato per avere avuto questa opportunità”.

Qual è il ruolo dei sogni di David Boreneaz? “Io penso che i ruoli ti arrivino, e quando arrivano quelli che sono giusti per te in quel momento tu devi essere pronto a coglierli. Non posso dire che vorrei interpretare un personaggio piuttosto che un altro, non è così che funziona, io lo vedo più come un viaggio che sto facendo. Dove mi porta l’universo, io vado”. 

L'Italian Global Series è ideato e organizzato da APA – Associazione Produttori Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con Cinecittà, con il supporto di Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione e di AGIS, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Enel e Gruppo FS e VisitRomagna, diretto da Marco Spagnoli.

 

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