Venezia.
Arrivo in stazione “Venezia Santa-Lucia”: ore 10.07
Meta: Mostra: “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista”. Collezione Peggy Guggenheim. Palazzo Venier dei Leoni.
Aspettative: altissime.
Grado di convinzione sul successo della giornata : 10 +.
Gruppo: due persone. Io, e un collega che si fida delle mie aspettative altissime e del mio 10+.
La situazione è completamente sotto controllo perchè io, quella del 10+, la collezione Peggy Guggenheim ce l'ho in pugno: esperienza come guida museale, esperienza come tirocinante, esperienza come accompagnatrice di “la chiunque” passasse per la laguna e interessato all'arte, esperienza giornalistiche passate nell' intervistare ex direttori e dirigente della Collezione.
Ore 10. 17. Ancora sotto le scalinate della stazione, a spiegare all'omino del “Contributo di accesso a Venezia” che sì, il mio cappellino fa molto turista frou frou appena arrivata da Capri, ma che in realtà dietro questi colori sgargianti c'è il cuore di una giornalista che batte. Capisce. E' incerto, ma si fida. Non vuole vedere nessun accredito. Il tipo baffuto accanto a me in un casual total white, con un trolley appena recuperato da un volo Delta, passa il confine del “contributo obbligatorio”, indisturbato, senza controlli. E capisco così che è un controllo un po' frou frou.
La Collezione Guggenheim a Venezia è conservata nella casa/museo della nota collezionista, a Palazzo Venier dei Leoni; un palazzo avvenente situato nel sestiere di Dorsoduro, e affacciato sul Canal Grande, poco distante dalla basilica di Santa Maria della Salute.
Ore 10 37. Prossimità Ponte dell'Accademia. Vicinanza alla Guggenheim, cinque minuti a passo regolare. Mi fido della mia memoria, nessun mezzo telematico a supporto. Prendo una calle strettissima che mi suona familiare, proseguo spedita. “Siamo quasi arrivati”, rassicuro “ finita la calle c'è il portone del Palazzo”, con una sicurezza che l'omino del Contributo di Venezia se la sogna. Peccato invece che c'era un campo, quello di Santa Agnese. Della Guggenheim nemmeno l'ombra, o una mezza indicazione, nulla.
Grado di affidabilità di una giornalista frou frou : 4+.
Indicazioni per arrivare spediti alla Collezione con una memoria da 4+: 4-
Ore 10 48: Arrivo alla Collezione Guggenheim. “Eh, finalmente”, il collega sospira.
Recupero gli accrediti e spedita mi dirigo verso l'entrata. Ad accoglierci una giovanissima ragazza dai capelli color rame, occhi smeraldo e lentiggini che gli danno un fascino familiare. “Sorry it is not the entrance” dice. “ Stai dicendo a me, baby? Io che il Guggenheim lo conosco come le mie tasche? Stai parlando con me? You talkin' to me? . E per un attimo mi sento De Niro in Taxi Driver. Ma rimane tutto nella mia testa, nonostante l'aria familiare la giovane non riesce a farmi da specchio. “Ah, ok!”, la risposta. L'entrata attualmente è tra la biglietteria e il guardaroba. C'è una scritta, grande. Si vede. (PS: Nota per chi avesse un senso dell'osservazione da 4- in giù).
E poi, finalmente si entra in un mondo altro, costruito da Peggy. Il giardino, la quiete, gli uccellini, la casa, l'arte senza confini. Un luogo e un tempo altro, diverso da qualsiasi altro parametro spazio temporale. Qui è Peggy, sia il luogo, che il tempo. Tutto appartiene a lei, per lei, e in funzione di lei. E dei suoi obiettivi: sostenere l'arte del suo tempo, del Ventesimo secolo, e contenerla, fissarla, dargli valore.
Ogni singola opera, ogni singola corrente, ogni singolo artista è accudito dall'ombra di questa donna, che avvolge tutto con il suo spirito, con la sua passione. Peggy è madre. Ed a Venezia chiunque entri in questo mondo altro, fatto di arte e bellezza, non può non sentirsi cullato da lei. Anche i visitatori tra il giardino, la quiete, gli uccellini, la casa, l'arte senza confini diventano parte integrante del tutto.
Ore: non definita nel mondo di Peggy, il tempo è suo.
Entrata alla Mostra: “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista”.
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista è la più ampia esposizione mai realizzata in ambito museale dedicata alla sua esperienza londinese ed alla sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva al 30 di Cork Street tra il 1938 e il 1939. Curata da Gražina Subelytė e Simon Grant, la mostra ricostruisce un capitolo decisivo nella formazione di Peggy Guggenheim, destinato a orientarne in modo definitivo il ruolo di collezionista e sostenitrice dell’arte del Novecento. La breve esperienza della galleria londinese si inserisce in un contesto culturale complesso, segnato da un lato dal conservatorismo delle istituzioni britanniche e dall’altro dalla crescente spinta verso l’innovazione portata dalle avanguardie europee. In questa situazione Guggenheim Jeune svolse un ruolo centrale, contribuendo a diffondere e legittimare l’arte contemporanea in Gran Bretagna. Insieme ad altre realtà come la Redfern Gallery, la Mayor Gallery e la London Gallery, lo spazio fondato da Guggenheim ha voluto sfidare le convenzioni espositive tradizionali, offrendo visibilità a linguaggi artistici allora considerati radicali.
L'eccitazione sale.
Ad accoglierci la gigantografia di Peggy. E come faresti con un familiare, dopo un pò di tempo che non lo vedi, scatta il selfie. E non suona strano. Siamo un tutt'uno, lo fanno tutti. E da lì si susseguono le sale dell'esposizione: tenui, claustrofobiche, labirintiche.
Nella prima, ad esempio, sono raccolte opere fondamentali dell'Astrazione e del Surrealismo esposte a Guggenheim Jeune, che riflettono le tendenze artistiche che definiscono il programma della galleria. Come ad esempio “Testa e conchiglia” (1933 c.) di Arp, la prima opera che Guggenheim acquista per la sua collezione.
Nella successiva è invece Vasily Kandinsky il protagonista; con la sua “Curva Dominante” (1936), dipinto chiave del periodo parigino, convoglia l'attenzione di tutti i presenti.
Ma poi ancora le bambole e le maschere di Marie Vassilieff, artista russa e figura centrale della Scuola di Parigi, i ritratti di Morris e Freud, Mondrian con la sua “Composizione n.1 con grigio e rosso” (1938), una panoramica sulle mostre surrealiste e la mostra di collage, papier collè e fotomontaggi, tutte a cavallo tra il 1938 e il 1939.
L'esposizione ha il sapore della perfezione, delle minuzie, della precisione maniacale . E ti dimentichi la spontaneità. D'altronde sei li anche per essere anche coccolato. Peggy, da madre, ti vuole spiegare tutto; di lei, di Londra, delle sue origini. Nel dettaglio. Anche quello che forse non vorresti sapere. Cominci a guardare l'orologio, a cogliere il tempo, il luogo, i cappelli frou frou dei visitatori.
Ore 12 45. Uscita dal mondo di Peggy.
Grado di soddisfazione a fine visita Mostra: “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista”: 6+
Grado di convinzione rimasto sul successo della giornata: 6-
Gruppo: Una persona. Io. Il collega è sparito.
Grado di affidabilità di una giornalista frou frou : 4+. Costante.
Stefania Bozzo

Max 29° 




















