Era 16 dicembre del 2023 quando dall'interno di un'abitazione di Misano Adriatico, sparì una cassaforte che custodiva 25 orologi di lusso per un valore complessivo di oltre 900mila euro, ai quali andarono sommati circa 120mila euro in contanti. Ladri davvero precisi nell'operazione: i malviventi erano andati a botta sicura.
I Carabinieri di Misano a distanza di tre anni, hanno portato all'individuazione di due presunti componenti della banda, formata in totale da sette persone. Si tratta di un 24enne albanese e di un suo connazionale di 44 anni. Quest'ultimo sarebbe stato riconosciuto da una foto contenuta nel cellulare del 24enne. Dall'analisi del dispositivo, infatti, sono emerse foto e video di una cassaforte, poi risultata essere quella asportata dall'abitazione misanese. Non solo perché nel device sarebbe spuntata anche una immagine che ritrae i componenti della banda in posa con la refurtiva. Tra loro i militari dell'Arma hanno riconosciuto il 44enne albanese, difeso dall'avvocato Stefano Caroli. L'indagato, però, si è sempre detto totalmente estraneo ai fatti contestati e ha chiesto, tramite il suo legale, una perizia antropometrica facciale per dimostrare che quel soggetto ritratto in posa col bottino non è lui.
Nel frattempo, però, il pubblico ministero Davide Ercolani ne aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Dopo il respingimento da parte del gip di Rimini, datato 17 ottobre 2025, il sostituto procuratore ha presentato nel dicembre scorso ricorso al Tribunale del Riesame di Bologna, che mercoledì ha disposto per il 44enne albanese gli arresti domiciliari, con l'utilizzo del braccialetto elettronico, nella sua casa di Montefiore Conca e il divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi e dai suoi difensori. Provvedimento impugnato dal suo legale, che ricorrerà in Cassazione. In attesa dell'esito del ricorso, l'indagato, che continua a sostenere si sia trattato di uno scambio di persona, si trova a piede libero.

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