Cultura 13:19 | 05/10/2026 - Verucchio

Sabato 3 ottobre, il Comune ha consegnato il premio "Il Trono" per l'anno 2026 a Padre Massimo Pazzini, frate minore francescano e biblista

Sabato 3 ottobre alle ore 11 il Comune di Verucchio ha consegnato il premio IL TRONO per l'anno 2026 a Padre Massimo Pazzini, frate minore francescano e biblista, nato a Villa Verucchio il 29 ottobre 1955. La cerimonia si è tenuta nella Sala consiliare con la consegna del riconoscimento da parte della Sindaca Lara Gobbi e della Giunta comunale alla presenza dei famigliari di Padre Pazzini e dei confratelli del convento francescano di S. Croce di Villa Verucchio. Ha rappresentato anche l'apertura ufficiale della Festa della Storia 2026: due fine settimana alla Rocca, al Museo e alla Pinacoteca, dedicati alla storia e alla cultura con un ricco programma tra mostre, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento.

PREMIO TRONO DI VERUCCHIO – 2026

L'INTERVENTO DELLA SINDACA LARA GOBBI

Il premio “Il Trono” è il riconoscimento con cui l’Amministrazione Comunale di Verucchio sceglie di rendere omaggio a una persona, a un ente o a una realtà che si sia distinta per il proprio impegno, per un gesto significativo, per un’azione concreta a favore o della comunità o fonte di ispirazione per la comunità.
Istituito nel 2019, questo riconoscimento nasce nell’ambito della Festa della Storia per creare un ideale ponte tra i protagonisti e simboli della storia passata e coloro che, nel presente, contribuiscono con le proprie azioni a costruire la storia di Verucchio o arricchirne la cittadinanza.
Il nome del premio richiama il prezioso trono ligneo villanoviano, uno dei reperti più iconici custoditi nel Museo Civico Archeologico di Verucchio, che risale alla prima età del Ferro (circa 3000 anni fa). Il trono, con il suo straordinario schienale intagliato, non è però soltanto un simbolo di prestigio e di rango: è soprattutto una storia raccontata per immagini. Le figure e le scene rappresentate restituiscono infatti un momento di vita in un contesto comunitario, popolato da persone, attività, animali, risorse naturali. Le interpretazioni archeologiche hanno letto queste immagini come una rappresentazione complessa in cui si intrecciano la dimensione quotidiana, sociale e rituale della società antica. Ed è proprio questo elemento a dare al “Trono” un significato ancora più profondo, legando il premio a un racconto di comunità.
Il “Trono” di Verucchio diventa così metafora di un posto speciale nella storia della comunità, conquistato non attraverso il potere o il privilegio, ma attraverso il valore delle proprie azioni. Un riconoscimento che dà visibilità a chi ha saputo mettere qualcosa di sé al servizio degli altri e che, con il proprio esempio, contribuisce oggi a rendere Verucchio una comunità più viva, solidale e partecipata, divenendo, a suo modo, parte della storia di Verucchio.

Per l’anno 2026 il Trono di Verucchio viene assegnato a padre Massimo Pazzini, che attraverso il proprio impegno per la pace, il dialogo e la fraternità, rappresenta un esempio e un messaggio di particolare valore per Verucchio, tanto più significativo nel tempo che stiamo attraversando.

L'INTERVENTO DELL'ASSESSORA MARIA ANTONIETTA PAZZINI

Massimo Pazzini, frate minore francescano, è nato a Verucchio nel 1955. È uno studioso specializzato nelle lingue bibliche: ebraico, aramaico e siriaco. Ha studiato teologia a Bologna e Gerusalemme, lingue e civiltà orientali a Napoli, e ha conseguito titoli all'Università Ebraica di Gerusalemme. Dal 1991 ha insegnato allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, del quale è stato decano dal 2011 al 2017 e successivamente vice-decano. Oggi è professore emerito.
Pazzini ha approfondito il tema della pace attraverso la Bibbia, affrontando anche una riflessione esegetica e linguistica sul concetto biblico di pace, di cui si trova traccia in diversi studi editi.
Massimo Pazzini ha condotto i suoi studi vivendo a Gerusalemme per oltre quarant'anni, immerso quotidianamente in una realtà nella quale cristiani, ebrei e musulmani condividono lo stesso territorio e, spesso, anche le stesse ferite, un luogo in cui – come ha detto egli stesso – “le religioni convivono ‒ per amore o per forza ‒ da millenni”.
Questa esperienza rende la sua idea di pace come qualcosa di legato non soltanto alla teologia, ma alla convivenza quotidiana con persone appartenenti alle diverse comunità della Terra Santa, come giustizia, dialogo, bene comune e riconciliazione.
In riferimento al suo studio della parola ebraica shalom, padre Massimo scrive in uno dei suoi numerosi articoli:
«Sarebbe restrittivo il voler tradurre šālôm con “pace”: il significato fondamentale della parola è quello di “benessere”, con una chiara preponderanza dell’aspetto materiale.»
Pazzini spiega quindi che la pace biblica comprende una condizione più ampia di benessere e pienezza della vita, non semplicemente il cessare delle ostilità.
La pace non è dunque un tema di cui parlare, ma una realtà da vivere quotidianamente in una città in cui convivono – e si confrontano duramente – grandi e diverse tradizioni religiose.
Nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco che ha lasciato tracce così significative del suo passaggio anche nel territorio di Verucchio, questa Amministrazione ha scelto di premiare il cammino di un biblista francescano nel cuore della Terra Santa, tra studio, incontro tra le religioni e ricerca della pace.
Premiare il suo cammino significa riconoscere in esso un esempio capace di parlare a tutti e di arricchire, con il suo messaggio, la nostra comunità.
Il riconoscimento assume così un significato più ampio, poiché sottolinea i valori che una comunità sceglie di riconoscere, condividere e sostenere, ricordando che la pace non è un’idea lontana, ma un impegno quotidiano fatto di incontro, dialogo, ascolto e rispetto.

IL RINGRAZIAMNTO DI PADRE MASSIMO PAZZINI

Nemo propheta in patria

Quando mi è stata comunicata l'attribuzione di questa onorificenza, ho pensato subito alla frase evangelica: "Nemo propheta in patria", una frase che ricorre due volte nei vangeli, in Matteo e in Luca,

Mt 13,27: Ma Gesù disse loro: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria".

In Matteo la frase è espressa al negativo: il profeta è disprezzato solo in patria, a casa sua, fra i suoi conoscenti. In Luca si dice che il profeta non è ben accetto in patria.

Sono parole forti che indicano la difficoltà di una persona a emergere, farsi valere o ricevere il giusto riconoscimento nel luogo  in cui è nata o in cui è cresciuta, dove tutti la conoscono da sempre. Al contrario, è spesso più facile ottenere stima e successo tra estranei, lontano dal proprio ambiente familiare.

Grazie a Dio, non sono un profeta, quindi queste parole del vangelo mi riguardano solo in parte... Però in entrambi i passi evangelici citati si parla di patria e della propria casa (famigliari, amici e conoscenti) e questo, oltre a farmi piacere, mi riguarda da vicino perché qui a Verucchio (dove ho trascorso l'infanzia, la prima giovinezza e lunghi soggiorni) mi sento proprio a casa.

Ringrazio quindi il comune di Verucchio - il sindaco dr.ssa Lara Gobbi, il Consiglio comunale e l'assessorato alla cultura (Dr.ssa M. Antonietta Pazzini) - che ha voluto concedermi questo prezioso riconoscimento, il che conferma - se mai ce ne fosse bisogno - la mia appartenenza a questa comunità, appartenenza della quale vado orgoglioso.

Ho trascorso la maggior parte della mia vita - 42 anni abbondanti - fuori dall'Italia a Gerusalemme dove ho studiato e ho insegnato la lingua ebraica e aramaica. A modo mio mi sono impegnato per costruire la pace, il dialogo e la fraternità. L'ho fatto in maniera molto semplice seguendo l'esempio e la parola di san Francesco d'Assisi che raccomandava ai suoi frati (nella Regola del 1221), quando venivano in contatto con i non cristiani, di comportarsi in questo modo: "I frati poi che vanno fra i non cristiani, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in diversi modi. Il primo modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani". Nel mio piccolo ho cercato di fare proprio questo.

Vorrei chiudere con le parole del Salmo 132,14 che esprimono bene lo spirito di appartenenza a un luogo. Nella Bibbia queste parole sono dette dal Signore e si riferiscono alla città di Gerusalemme, nella quale Dio stesso desidera porre la sua dimora, ma possono adattarsi molto bene anche alla città di Verucchio della quale posso dire: "Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l'ho voluto".

Che san Francesco, che ha santificato questi luoghi con la sua presenza, protegga questa terra e i suoi abitanti!

Così sia, amen!

(foto di Alessandro Guaitoli e Maria Piera Para)

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