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Le nanoplastiche, particelle microscopiche ormai diffuse nell’aria, nell’acqua e nella catena alimentare, rappresentano una crescente preoccupazione per la salute umana e per l’ambiente. Il tema è stato al centro della conferenza internazionale “Nanoplastiche: connessioni nascoste e rischi emergenti”, ospitata il 24 febbraio 2026 al Parlamento Europeo su iniziativa dell’eurodeputato ceco Ondřej Knotek e del Centro di Ricerca Globale ALLATRA. L’incontro ha riunito scienziati, ricercatori e rappresentanti istituzionali per discutere l’impatto delle micro- e nanoplastiche sugli ecosistemi e sull’organismo umano. Secondo gli esperti, queste particelle sono ormai presenti in diversi ambienti naturali e sono state rilevate anche nei tessuti umani. Aprendo i lavori, l’eurodeputato Ondřej Knotek ha sottolineato la necessità di ampliare il dibattito scientifico sui fattori che influenzano il clima e la salute pubblica. «Esistono fattori che incidono sulla stabilità climatica e sull’ambiente che spesso non ricevono sufficiente attenzione nel dibattito politico», ha dichiarato. Durante la conferenza, Mark Burns, presidente dell’iniziativa internazionale “Spiritual Diplomats”, ha definito le nanoplastiche una “minaccia invisibile” che richiede una risposta globale. «Non è una questione politica o ideologica. Proteggere la salute delle persone e delle future generazioni è una responsabilità comune», ha affermato. Uno degli interventi più attesi è stato quello del Prof. Antonio Ragusa, medico e ricercatore italiano noto a livello internazionale per aver guidato nel 2020 il primo studio che ha dimostrato la presenza di microplastiche nella placenta umana. La ricerca ha attirato ampia attenzione scientifica perché suggerisce che l’inquinamento da plastica possa raggiungere anche i sistemi biologici più sensibili. Secondo Ragusa, l’esposizione costante a queste particelle rappresenta una nuova sfida per la medicina e per la ricerca sulla salute riproduttiva. «La presenza di microplastiche nei tessuti umani solleva interrogativi importanti sugli effetti a lungo termine sull’organismo e sullo sviluppo fetale», ha spiegato. Gli scienziati intervenuti hanno inoltre evidenziato che, a causa delle loro dimensioni estremamente ridotte, le nanoplastiche possono penetrare nelle cellule e interferire con processi biologici fondamentali. La conferenza ha affrontato anche le implicazioni ambientali del fenomeno su scala globale. I ricercatori hanno sottolineato la necessità di sviluppare standard internazionali unificati per il monitoraggio delle micro- e nanoplastiche, al fine di migliorare la comparabilità dei dati scientifici tra i diversi paesi. I partecipanti hanno infine evidenziato l’importanza di rafforzare la cooperazione tra comunità scientifica, istituzioni e società civile e di integrare il tema delle nanoplastiche nelle politiche europee sulla salute pubblica e sulla protezione ambientale. |
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13:19 | 09/03/2026 - Dall'Italia

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