Rimini è una città di frontiera perché confina col mare: la stessa acqua quando passa da una sponda all’altra cambia modo di parlare. Rimini si affaccia su un’altra regione e sulle spalle tiene uno stato: La repubblica della libertà, dove tutti volevano andare per evitare di pagare gabelle, sembrava un Titano invincibile, invece era solo il rifugio di un Santo Marino che dall’alto ammirava la sua dolce marina, capace di trasformarsi ogni estate nell’isola che non c’è, dove migliaia di Peter Pan sognano di fare strage di cuori. Anche il Grand Hotel è un confine, con la sua facciata che si rifiuta di guardare il mare, si tiene a distanza dalla marea di invasori festanti e le loro gozzoviglie un po' triviali.
La ferrovia è il confine che spacca in due la città; il grattacelo è il doganiere che vede quello che accade tra le vecchie mura e gli ombrelloni, piantati dai contadini quando si avventurarono sulla spiaggia e non sapevano bene cosa ci potessero coltivare, ma come il loro celebre cineasta, non mancavano di fantasia e iniziativa, così capirono che su quella terra dorata si potevano far crescere i sogni.
Rimini è una città di frontiera perché confina con la Francia; allora si chiamava Gallia e si allungava fino a quel fiume dove Cesare prese una decisione azzardata. Rimini è un confine democratico, segnato da un Arco e un Ponte, senza specificare quale dei due sia l’entrata ed escludendo che l’altro debba essere per forza l’uscita.
Rimini traccia il confine tra i tortellini e i cappelletti, tra la piada alta mezzo dito e la piadina sottile, tra il dialetto con i dittonghi e quello senza, tra i pescivendoli e i fruttaroli, tra tutte le discoteche del mondo e il Paradiso. Tra i Malatesta e i Montefeltro alla fine vinse lo Stato Pontificio, da cui Rimini si staccò per incompatibilità di carattere, sancito da un plebiscito e molte bestemmie, ma nella città e le sue molte chiese, tutti, quando passa un carro funebre, non mancano di farsi il segno della croce.
Rimini è una città di confine, ma i suoi limiti sono come l’orizzonte: tutti sanno dov’è, ma anche che è solo un punto di partenza, o forse di arrivo; o perché no, solo di transito. Rimini è il confine che i contadini hanno attraversato per diventare albergatori, dove l’ospite non puzza dopo tre giorni; il borgo che ti porti nel cuore quando vai a scoprire altri confini e se ci torni dopo vent’anni, sembra che l’hai lasciato ieri.
Stefano Baldazzi

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