Opinioni 14:22 | 27/02/2026 - Dall'Italia

Sanremo. Quando l’imperfezione diventa magia

Un’altra sera di pensieri, parole e musica.Ma questa volta con qualcosa in più: l’emozione vera.

La terza serata del Festival di Sanremo ha finalmente trovato un respiro diverso. Meno perfezione patinata, più verità. E forse è proprio lì che il Festival diventa grande: quando l’errore tecnico non disturba, ma umanizza.

Il momento più alto? Il duetto tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys. Prima L’Aurora, poi lei sola al pianoforte. Voce e tasti. Niente altro. Empire State of Mind diventa per una sera “Yesterday in Sanremo”. Un verso adattato, un sorriso complice, qualche piccolo inciampo tecnico che rende tutto più autentico.È stato uno di quei momenti in cui la televisione smette di essere spettacolo e diventa racconto. Eros a quarant’anni dalla sua consacrazione all’Ariston. Alicia perfettamente a suo agio anche con l’italiano. Pubblico in piedi. Senza forzature.

Si percepisce un cambio di atmosfera. I big sembrano più rilassati. I conduttori più naturali. Il pubblico più coinvolto.

Nella top five (non in ordine di classifica): Arisa, Seif, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci. Sal Da Vinci ha portato un’intensità sorprendente. Arisa conferma la sua eleganza interpretativa. Serena Brancale cresce ascolto dopo ascolto: riascoltare i brani è il vero test sanremese. È lì che nasce la canzone del cuore.

Nicolò Filippucci vince tra le Nuove Proposte

Proclamato vincitore all’Ariston, Nicolò Filippucci conquista la categoria Nuove Proposte. Grande voce, presenza solida, personalità già definita. Si intuisce che nella musica farà strada. Non è solo un premio: è un inizio.

La sinergia Conti–Pausini: equilibrio raro

Accanto a Carlo Conti, Laura Pausini appare sempre più centrata sera dopo sera. Tra loro si è creata una sintonia evidente, una sinergia che determina ritmo e qualità nella conduzione. Non sono mai troppo.Non sono mai poco. Sono giusti. Equilibrati, misurati, naturali. Forse la conduzione più centrata delle ultime edizioni. Un’alchimia che sostiene lo spettacolo senza sovrastarlo.

Lo ribadisco: scenografia e disegno luci quest’anno hanno un mood internazionale. Non è più solo il Festival italiano. È un evento televisivo che dialoga con le grandi produzioni europee. E quando l’Ariston si alza in piedi per omaggiare le grandi firme della musica italiana, capisci che il cuore del Festival è ancora lì: nella memoria collettiva.

Sanremo finisce tardi, come sempre. Ma la settimana sanremese è questo: tempo sospeso. Tempo dedicato alla musica. E ieri sera, finalmente, è stata una serata davvero indimenticabile.

Marco Signorile

Cronaca