C’è un parcheggio gratuito tra via Pascoli e via Fucini che da quasi un anno viene tenuto chiuso. È lì: pagato, costruito, terminato, transennato. Sottratto alla città da quasi un anno.
Parallelamente, avanzano i cantieri mastodontici del parcheggio di piazza Marvelli; anni e anni di lavori, cemento, milioni di euro per un'opera sostanzialmente inutile in quanto non risolverà il problema dei parcheggi sul lungomare. Questa contraddizione è l’ennesimo esempio di una gestione opaca e inefficiente dello spazio urbano. Di un' amministrazione comunale che preferisce inaugurare grandi opere utili a turisti ed imprenditori del settore piuttosto che portare a termine piccoli interventi utili a chi vive la città tutti i giorni. L'attenzione alle piccole cose che non porta notorietà né supporto dei potenti cui il PD locale è così affezionato.
Ma restiamo sul tema del piccolo parcheggio pronto eppure non utilizzabile: via Pascoli è una strada viva, attraversata ogni giorno da residenti, lavoratori, clienti. Attività commerciali, servizi, socialità: un pezzo reale di città che funziona nonostante tutto. E proprio lì, dove servirebbe respiro, si è costretti ogni giorno alla stessa scena: auto ferme in mezzo alla carreggiata, quattro frecce accese, traffico rallentato, insicurezza diffusa. Non per fatalità, ma per una scelta politica: lasciare chiuso ciò che è pronto.
Parliamo di un disagio quotidiano, concreto, che colpisce chi vive e lavora nel quartiere. Un disagio evitabile.
Lo conosciamo bene: la Casa del Popolo è lì vicino, è parte della nostra vita politica e sociale. Quelle transenne non sono astratte — sono un simbolo materiale di immobilismo amministrativo. Ogni volta che ci passiamo davanti, la domanda è sempre la stessa: cosa state aspettando?
A settembre 2025 l'assessore Morolli scriveva su facebook di collaudi per motivi di sicurezza. Bene. Sei mesi per collaudare un'opera del genere sono piu' che sufficienti. Oggi, dopo mesi di silenzio, quella spiegazione non regge più. Nel frattempo, gli alberelli piantati per la riqualificazione sono già secchi: un’immagine perfetta di come vengono gestiti gli interventi pubblici — inaugurati sulla carta e abbandonati nella realtà.
A pochi metri c’è una fermata del Metromare. Quel parcheggio non è solo utile: è strategico. È esattamente il modello di mobilità che si dovrebbe incentivare — lasciare l’auto e usare il trasporto pubblico. Ma anche qui, la coerenza si ferma agli annunci. E il problema è più ampio. Rimini continua a non dotarsi di un sistema serio di parcheggi di interscambio per chi è costretto a usare l’auto per raggiungere la città — lavoratori, pendolari, persone che arrivano dall’entroterra o da aree mal collegate. Senza alternative reali, queste persone vengono spinte dentro il traffico urbano, congestionando le strade e peggiorando la qualità della vita per tutti. In molte città italiane ed europee questo problema è stato affrontato da anni con soluzioni semplici e concrete: parcheggi scambiatori gratuiti o a basso costo collegati direttamente al trasporto pubblico rapido. A Bologna, a Padova, a Milano, così come in tante città europee, si lascia l’auto ai margini e si entra in città con mezzi pubblici efficienti. Il modello è chiaro: una rete diffusa di parcheggi di interscambio lungo le principali direttrici di accesso alla città, integrati con linee veloci come il Metromare, tariffe agevolate o gratuite, segnaletica chiara e comunicazione efficace. Meno traffico nei quartieri, meno inquinamento, più spazio pubblico vivibile.
Questo parcheggio potrebbe essere un primo tassello di quella rete. Invece resta chiuso, mentre la città paga ogni giorno il prezzo dell’assenza di una strategia e di una visione complessiva della mobilità. Per questo chiediamo al Comune di Rimini non solo di aprire immediatamente questo parcheggio, ma di presentare pubblicamente entro tempi certi un piano organico per i parcheggi di interscambio: dove verranno realizzati, con quali risorse, con quali collegamenti al trasporto pubblico e con quali tempi di attuazione. Basta interventi isolati e propaganda: serve una strategia chiara, verificabile e costruita nell’interesse di chi la città la vive ogni giorno. Non siamo di fronte a un’opera complessa o a un progetto futuristico. Non stiamo aspettando grandi infrastrutture o promesse elettorali irrealizzabili. Stiamo parlando di un parcheggio di quartiere, già fatto.
E allora la questione è politica, non tecnica.
Chiediamo all’assessore Morolli di uscire dall’ambiguità e assumersi una responsabilità pubblica: indicare una data certa, ufficiale, verificabile per l’apertura.
Perché tenere chiuso uno spazio pubblico finito non è solo inefficienza. È una scelta. E come tutte le scelte, va spiegata.
Rimini non ha bisogno di opere fantasma. Ha bisogno che ciò che esiste venga restituito alla collettività.
Se è pronto, si apra. Se serve una visione, si costruisca. Ma la città non può più aspettare.
Rimini EcoSocialista

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