Parliamo spesso di miliardi, di Fondi e di percentuali. Ma dietro quei numeri ci siamo noi: i genitori che aspettano una visita per un figlio, gli anziani che attendono una cure, le famiglie che devono scegliere tra una spesa e un esame. La nuova manovra destina 7,1 miliardi in più al Fondo Sanitario Nazionale nel triennio 2027-2029. Sembra tanto, ma le Regioni ne avevano chiesti oltre 18 per garantire davvero le cure ai cittadini.
Una parte di questi soldi servirà soltanto a coprire l’aumento dei costi. E il voucher da 300 euro per gli over 75 rischia di spingere ancora di più le persone verso il privato, invece di rafforzare il servizio pubblico.
Secondo la Fondazione GIMBE, la quota del Pil destinata alla sanità pubblica scenderà al 5,87% nel 2029: il livello più basso di sempre. Non sono tagli scritti nero su bianco, ma tagli invisibili: meno personale, liste d’attesa più lunghe, servizi più fragili e più spese sulle spalle delle famiglie.
Anche a Rimini sentiremo gli effetti.
Rischiano di rallentare le Case della Comunità di Miramare e Viserba e quella all’Ospedale di Rimini. Rischiano di non diventare pienamente operative le Case della Comunità di Morciano, Santarcangelo, Bellaria, Riccione e Novafeltria, né gli Ospedali di Comunità del nostro territorio.
E soprattutto rischiano di pagarlo le persone: gli anziani, chi non è autosufficiente, chi non può permettersi di rivolgersi al privato.
Nel 2025 gli italiani hanno speso oltre 42,4 miliardi di tasca propria per curarsi e oltre 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami.
Per noi la sanità deve essere una, pubblica e adeguatamente finanziata.
Una, perché la salute non può dipendere dal comune in cui si vive.
Pubblica, perché non è una merce.
Adeguatamente finanziata, perché quando chi può paga e chi non può rinuncia, il diritto alla salute diventa un privilegio.
La sanità non è una voce di bilancio: è la vita delle persone.
Fonte: Fondazione GIMBE, analisi della Manovra 2027.

Max 13° 




















