Lo conobbi, incontrandolo per la prima volta, a RiminiWellness in Fiera più di 10 anni fa quando lavoravo nella redazione di un quotidiano locale.
Scambiammo poche parole, una stretta di mano, un sorriso. Mi colpì lo sguardo di quell’uomo: aveva due occhi piccoli, come quelli delle volpi, senza muovere la testa guardava dappertutto. Veloci, penetranti, che ti facevano sentire osservato quasi esaminato...
Sempre sorridente, ostentava una sicurezza e una normalità incredibili se si pensava a quello che gli era successo.
Di lui abbiamo scritto fiumi di imprese, più nella sua “seconda vita” che nella prima, quella di pilota di bolidi. Il drammatico e gravissimo incidente gli compromise mezzo corpo, ma non la forza, la classe, l’audacia e la spregiudicatezza di un campione.
Oggi piangere Alex Zanardi è un dolore fortissimo, atroce, devastante anche per chi non lo ha conosciuto. Quando se ne vanno uomini come lui siamo tutti più addolorati, specie se il destino si è accanito contro di loro.
Questo ragazzo dal cuore d’oro, questo simbolo della nostra terra, questa icona dello sport e della vita davvero lascia un vuoto enorme: il vuoto di chi riesce a vincere combattendo contro tutto e contro tutti, con la caparbietà ma anche con la dignità di chi ha saputo reagire alle avversità con la sicurezza e la forza dei primi. Posso dirlo, per una volta: ho stretto la mano e ho conosciuto un campione vero. Nello sport e nella vita.
vitt. pie.

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