"Caro Diario, nel suo intervento al congresso Rimini Tourism Revolution tenutosi al centro congressi qualche giorno fa, il nostro sindaco ha sentenziato che la situazione del commercio non è recuperabile e che sostanzialmente bisogna farsene una ragione, perché persino a Rio de Janeiro si parla di crisi del commercio. Una resa incondizionata al mercato, figlia della globalizzazione e del capitalismo.
Ma ha senso parlare di turismo escludendo il commercio? Cos’è una località turistica senza le attività commerciali? Può una località esistere solo con pizzerie, ristoranti, bazar, kebab, fast-food e centri commerciali? Hotel 4 stelle, co-living, senior living e appartamenti posso prosperare solo grazie a spiagge con piscina e servizi esclusivi dentro le strutture? Perché ad esempio non si è parlato di aree camper e spazi per il tempo libero? Perché ci si è concentrati totalmente sul settore alberghiero demandando a entità eteree la rinascita dei quartieri?
Alcune considerazioni e proposte sul commercio in ordine sparso.
La prima è basta grandi superfici. Qui so già che la volontà politica è nulla, soprattutto perchè le cooperative di consumo e le loro concorrenti finanziano le campagne elettorali in maniera sostanziale. Ma credo sia necessario mettere dei paletti chiari e il PUG è un’occasione importante per definire le regole di eventuali nuove aperture. Regole che devono essere stringenti.
Bisogna uscire dalla logica del negozio di vicinato come un’entità separata dal resto del mondo. Il primo passo dovrebbe essere specializzazione e qualità. Il secondo passo si chiama Multicanalità dell’impresa, cioè integrare l’esperienza del negozio fisico con tutti i canali del digitale, dall’e-commerce ai profili social, fino all’implementazione dell’intelligenza artificiale.
Qui il ruolo centrale dovrà essere delle associazioni di categoria, che dovrebbero diventare prima di tutto delle scuole di business locale e poi dei tutor. È possibile e richiede una collaborazione su vasta scala di tante realtà.
Intervento massiccio dell’amministrazione comunale nella vita del commercio:
-Attivazione su tutto il territorio cittadino degli Hub di prossimità, perimetrati in maniera precisa e cuciti sulle esigenze dei territori.
-Identificazione delle esigenze commerciali dentro Hub
-Incentivi per l’apertura di attività identificate tra le esigenze.
-una tassazione veramente agevolata per tutte le strutture di vicinato sotto i 200-250mq.
-Voucher di avvio d’impresa del valore di €5000 come credito d’imposta, diviso in 3 anni ma solo dopo i 2 anni di attività continuativa sotto la stessa partita iva.
-Creazione di una piattaforma locale finanziata da fondi comunali per il commercio locale che preveda un Marketplace e consegne a domicilio, oltre all’integrazione di sistemi di Payback (es Valore Romagna) ma con un più facile e agevole utilizzo.
Caro Diario, a Viserbella quest’inverno hanno chiuso un negozio di vestiti e lo storico forno di quartiere. Considerare il commercio una partita persa è una dichiarazione di resa inaccettabile per degli amministratori locali. Così come è pura ingenuità pensare che degli imprenditori vengano a costruire nuovi hotel super lusso all’interno di un tessuto economico e commerciale devastato e senza offerta turistica. Il rischio è quello di attirare solo quella parte grigia di economia, fatta di speculazione e riciclaggio. Una città come Rimini non è solo hotel, spiagge e turisti. Deve essere vivibile prima di tutto per i suoi 150.000 abitanti che devono poter avere servizi di qualità, senza il degrado e l’insicurezza che la scomparsa del negozio di vicinato crea".
Stefano Benaglia

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