Vent'anni di scontri, proroghe, sentenze controverse e ricatti incrociati. Il contenzioso tra balneari e istituzioni sulla direttiva Bolkestein non si è mai davvero risolto. E ora, con l'obbligo di gare pubbliche entro settembre 2027 imposto dalla legge 131/2024, il settore rischia il collasso. A lanciare una proposta chiara è Luca Campisi, Referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale Rimini-323: tutelare le microimprese a gestione familiare nate prima del 2009, anno del recepimento della direttiva in Italia.
«Non chiediamo deroghe ideologiche – spiega Campisi – ma il rispetto di principi fondamentali come la non retroattività delle norme e il legittimo affidamento». Chi ha investito per decenni secondo le vecchie regole (diritto di insistenza e rinnovo automatico) non può vedersi spazzato via da una norma europea successiva senza un indennizzo o un diritto di prelazione.
La proposta distingue nettamente: nuove concessioni (post-2009) soggette a evidenza pubblica; concessioni storiche (pre-2009) riconosciute come diritti acquisiti. Una soluzione che, secondo Campisi, non abolisce la concorrenza ma la rende giusta. Il quadro attuale è però disastroso. Dopo la sentenza Promoimpresa del 2016 e le sentenze gemelle del Consiglio di Stato (17 e 18/2021), che hanno equiparato «limitatezza» a «scarsità» delle spiagge, il governo Draghi nel 2021 ha sancito l'irreversibilità delle gare. L'esecutivo Meloni, con la legge 131, ha delegato ai comuni l'organizzazione dei bandi, generando un caos normativo senza linee guida nazionali. Il caso più inquietante è Rimini: il comune ha imposto la demolizione di tutte le strutture esistenti e la ricostruzione ex novo da parte dei nuovi aggiudicatari, con il rischio di anni di blocchi burocratici (VIA, TAR, conformità urbanistica). «Così – avverte Campisi – si azzera la continuità operativa, si perdono posti di lavoro, servizi di salvamento in mare e si mette in ginocchio l'intera filiera turistica». Difendere chi ha investito per anni sulle nostre coste - conclude Campisi- non è un favore a qualcuno, ma una questione di giustizia, tutela del lavoro e rispetto per migliaia di imprese familiari che hanno costruito valore, servizi e turismo. Dietro queste realtà ci sono imprenditori, lavoratori e famiglie che non possono essere cancellati da decisioni calate dall'alto.
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15:45 | 29/01/2026 - Romagna

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