Si conclude, con la proiezione di otto cortometraggi che hanno partecipato a diverse edizioni del Nazra Palestine Short Film Festival, la seconda edizione della Rassegna Cinematografica Palestina Mon Amour. In una fase in cui Israele persegue impunemente con violenza le sue politiche di apartheid per cancellare la Palestina e la narrazione del genocidio a Gaza e della questione Palestinese continua ad essere dominata dalla propaganda, con questa rassegna vogliamo fare conoscere il cinema Palestinese, offrire uno sguardo sulla Palestina in tutti i suoi aspetti: la storia e la resistenza del popolo Palestinese alla colonizzazione e alla pulizia etnica Israeliane, la cultura e la vita quotidiana, i diritti umani e, in particolare, i diritti delle donne.
The bus driver di Iyad Alasttal (Palestina, 2016). Il cortometraggio segue la vita quotidiana e il lavoro di Salwa, autista di uno scuolabus che porta i bambini all’asilo. Tra chiacchiere e risate, il tragitto si snoda tra le stradine di Gaza mentre Salwa sfata tutti i pregiudizi sulle donne arabe-musulmane svelando un’incredibile fiducia nel futuro.
Iyad Alasttal è un regista di Gaza che ha realizzato documentari che hanno vinto numerosi premi. Nato durante la prima Intifada, dice di non avere mai conosciuto altro che la colonizzazione e poi il blocco di Gaza, eppure si considera fortunato: a ventiquattro anni, grazie all’aiuto di una ONG, ha ottenuto una borsa di studio universitaria per studiare cinema in Corsica. Di questa passione per l’immagine e il suono ha fatto il mezzo per aiutare il suo popolo, Gaza e più in generale la causa Palestinese.
Houwa di Andrew e Joseph Gebrael (Libano, 2018). Houwa (‘lui’ in arabo), cortometraggio-danza girato in Libano, simboleggia la discriminazione, l’ingiustizia sociale e il razzismo di cui siamo testimoni nella nostra società moderna. Di chi è la colpa in questo caos? Houwa, lui, l’altro? Ma l’altro dell’altro siamo noi. I due artisti cercano con questo lavoro di riconnettersi con il sentimento di unità e di prendere coscienza dell’illusione della separazione.
Andrew Gebrael, regista, ha studiato cinema e televisione all'Università Libanese. Attualmente lavora come insegnante di pianoforte, direttore artistico e responsabile pubblicitario presso la scuola di musica Beit El Fan. Joseph Gebrael, coreografo e interprete, ha scoperto la danza in Libano all'età di 16 anni. Ha studiato belle arti e grafica all'Università Libanese. Nel 2012 si è stabilito a Parigi per continuare la sua formazione di danza. Oltre alle performance dal vivo e all'insegnamento, la realizzazione di film è sempre stata nel suo DNA artistico e occupa un posto importante nel suo lavoro.
Bethlehem 2001 di Ibrahim Handal (Palestina, 2020). Mentre riflette sul presente, un giovane Palestinese rievoca ricordi d’infanzia: l’invasione militare e l’assedio di Betlemme. Cercando di comprendere il modo in cui i genitori sono riusciti a guidarlo fuori da quel frangente difficile, spera di trovare la forza e il sostegno necessari a sopportare la situazione attuale.
Ibrahim Handal è un regista e direttore della fotografia di Betlemme. Nel 2019 ha conseguito un BFA in direzione della fotografia alla Dar Al-Kalima University. Ha diretto cortometraggi narrativi e sperimentali, lavorato come direttore della fotografia per diversi cortometraggi, partecipato come operatore di macchina e tecnico luci a diverse produzioni Palestinesi.
West Bank Affermath di Francesca Campanini (Italia e Palestina, 2024). Racconta lo stravolgimento della vita pubblica e privata dei Palestinesi in Cisgiordania dopo il 7 ottobre. Mentre l’offensiva su Gaza aveva inizio, anche in Cisgiordania si intensificavano repressione, blocchi e crisi economica. Il film alterna scene di proteste contro i crimini di guerra a Gaza, testimonianze di lavoratori Gazawi perseguitati dalle autorità Israeliane e frammenti di vita quotidiana di chi, come Basel Abu Zaida, vive in Cisgiordania ma teme per i familiari rimasti nella Striscia.
Francesca Campanini è una giornalista e videomaker, collabora con La Difesa del Popolo e Frammenti Rivista e ha scritto reportage dall’Europa dell’Est e dalla Palestina per The Post Internazionale, Quotidiano Nazionale, Città Nuova e Literatura Ir Menas. Si è laureata all’Università di Padova prima in Filosofia e poi in Studi Europei e Globali con una tesi sulla questione Palestinese.
Al Ard di Basel Nasr (Palestina, 2024). È un cortometraggio d’animazione con una colonna sonora serrata e incalzante che offre una cruda rappresentazione del ridimensionamento e della frammentazione della terra Palestinese, catturando l’impatto prolungato delle politiche Israeliane e del colonialismo d’insediamento.
Basel Nasr Basel Nasr è un designer e produttore Palestinese che lavora nel campo dell’animazione, illustrazione e design interattivo. Ha conseguito una laurea triennale in Architettura presso l’Università di Birzeit, ma subito dopo ha iniziato a dedicarsi al design, alle arti visive e ai nuovi media, trovando infine la sua passione nell’animazione. Ha poi conseguito una laurea magistrale in Belle Arti presso la University of California di Los Angeles. Nel 2015, ha fondato uno studio di animazione dedicato allo sviluppo dell’arte e dell’industria dell’animazione in Palestina.
In the back seat di Taghreed El-Azzeh (Palestina, 2024). Appena rilasciato da una prigione Israeliana, il tassista Saleh percorrendo una città profondamente cambiata ripercorre anche la sua vita e i modi in cui si manifesta la resistenza non violenta nella quotidianità.
Taghreed El- Azzeh è una regista Palestinese e ha studiato documentario e lighting production. Grazie ad anni di esperienza nel seguire le vite di donne Palestinesi che hanno un impatto positivo sulle loro comunità, ha partecipato a numerosi festival arabi e internazionali e ha all'attivo film, documentari e cortometraggi di finzione. È anche socia fondatrice di un'azienda che mira a sviluppare un cinema Palestinese innovativo.
A day in the tent di Haneen Koraz (Palestina, 2024). Cortometraggiod’animazione frutto di un progetto di workshop per bambini rifugiati a Gaza, narra uno spaccato di vita quotidiana in una tenda per sfollati nel centro di Gaza. Nonostante le molte difficoltà e la sofferenza percepibile, ritrae questi momenti con umorismo, evidenziando le lotte che le persone affrontano in circostanze così difficili.
Haneen Koraz è una regista di film d’animazione specializzata in stop motionche attualmente vive nella Striscia di Gaza, dove organizza workshop di animazione per bambini.
Mashed Potatoes di Suha Araj (Stati Uniti, 2024). Cortometraggio sulla disumanizzazione degli arabi a partire dagli attacchi dell’11 settembre fino adoggi e sul ruolo dei media Americani. I due attori e coniugi Bakri interpretano una coppia araba la cui solidità viene messa a dura prova a causa del giornalista Thomas Friedman, dei cui meriti discutono mentre preparano una cena in occasione del Friendsgiving.
Suha Araj è una pluripremiata regista Palestinese-Americana. La sua passione è raccontare storie della diaspora con umorismo e attenzione ai dettagli, al fine di trovare punti di contatto universali. Ha ricevuto sostegno e riconoscimenti nel corso della sua carriera e continua a sperimentare nuovi generi e mezzi espressivi.

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