Green 13:59 | 02/06/2026 - Rimini

Benaglia: "Il diritto alla casa è una promessa incompiuta"

"Caro Diario, nel 2021 avevamo bisogno di un posto dove far dormire il nostro staff di animazione. Niente di straordinario: una cooperativa che gestisce attività turistiche, una stagione intensa, tanti ragazzi da sistemare. Abbiamo trovato Hotel Chiara, una struttura che si prestava bene. Restavano camere vuote e abbiamo pensato: perché non aprirle ai lavoratori della filiera turistica?

Da lì è cominciata un'esperienza che non avevamo previsto e che ho bisogno di condividere, perché non la dimenticherò facilmente.

Chi lavora nel turismo riminese sa che buona parte dello staff stagionale è composta da migranti economici: persone che si spostano in cerca di lavoro, che non hanno una rete locale di contatti, che hanno bisogno di un letto insieme al contratto di lavoro. Abbiamo iniziato con loro. Poi, gradualmente, le richieste sono cambiate. Sono arrivate persone che non riuscivano a trovare casa non perché venissero da fuori, ma perché il mercato le escludeva: senza busta paga stabile, con storie personali complicate, con fragilità che i proprietari di casa non vogliono gestire.

Ho imparato che il disagio abitativo non ha una sola faccia. È l'insegnante trasferito lontano da casa, è l'agente delle forze dell'ordine che non trova un affitto decente vicino alla caserma, è la coppia che sembra normale, con le valigie ordinate che dopo qualche mese esplode e scatena l'inferno dentro e fuori la struttura. È la signora di 55 anni, 40 chili con i vestiti addosso, che il Comune aveva smesso di finanziare perché non partecipava ai programmi di reinserimento e che noi abbiamo tenuto gratuitamente per oltre sei mesi, perché non ce la siamo sentita di metterla in strada.

Quei sei mesi li abbiamo pagati noi mentre le bollette invernali ci piegavano le gambe e erodevano il margine. Abbiamo dovuto ripristinare le camere devastate, gestire tutti i momenti di tensione senza la preparazione umana e professionale che necessita in quelle situazioni.

Non racconto tutto questo per lamentarmi, sia chiaro. Lo racconto perché credo sia giunto il momento di parlare di questi temi in maniera completa e non cosi pericolosamente superficiale come spesso si preferisce fare.

Sento annunciare staff hotel, residenze per lavoratori, soluzioni abitative innovative come Co-Housing e Co-Living. Chi le propone ha probabilmente in mente persone con stipendi regolari, contratti a tempo indeterminato, qualche difficoltà transitoria ma tutto sommato superabile. La realtà che ho visto io è un'altra: è fatta di lavori stagionali mal pagati, di perdita continua di occupazione, di dipendenze da droghe e alcol, di fragilità psichiche non trattate a dovere, di telefonate alle forze dell’ordine in piena notte, di vicini pazienti e tolleranti ma giustamente stanchi di schiamazzi e rumori notturni.

È una realtà che non si risolve con un letto e un canone calmierato, con quattro render e una variante urbanistica. È un continuo cercare il punto di incontro tra l’umanità e la sostenibilità economica.

Richiede competenze sociali, presidio umano, reti di supporto. Richiede, soprattutto, onestà nel dire che il problema della casa oggi è soprattutto un problema di ordine pubblico e di giustizia sociale, non solo un'opportunità edilizia.

Chi oggi parla di piano casa lo fa guardando alla speculazione edilizia, cosa che a Rimini sappiamo fare benissimo, perché ignora volutamente il fatto che quattro muri e un tetto da soli non risolvono il problema, ma creano nella migliore delle ipotesi dei ghetti, nella peggiore una polveriera sociale. Oggi si vuole lucrare su un'esigenza senza affrontarne la complessità.

Queste difficoltà ci stanno portando ad una scelta drastica: terminare questo progetto. Abbiamo fatto del nostro meglio, con risorse limitate e senza una preparazione specifica per quello che ci siamo trovati davanti, in un contesto urbano fortemente turistico. Forse qualcun altro continuerà questa esperienza, me lo auguro, ma sento di dover lasciare una testimonianza che racchiude questi anni di esperienza: Ricordatevi che quando si tende la mano a qualcuno con le migliori intenzioni, si deve mettere in conto che potrebbe morderla. Non per cattiveria. Spesso perché i demoni che portano sono più grandi di qualsiasi buona volontà.

Caro Diario, questa esperienza mi ha dato uno strumento in più per vedere la realtà. E la realtà è che il diritto alla casa a Rimini e in Italia è ancora una promessa incompiuta, che le istituzioni gestiscono a rattoppi stagionali e che ricade sulle spalle di chi, come noi, ha avuto la sfortuna o il coraggio di non voltarsi dall'altra parte".

 

Stefano Benaglia

Cronaca