La genialità di Luca Medici, in arte Checco Zalone, sta nel creare contenitori cinematografici dove, a piacimento, lo spettatore ha la possibilità di attingere esattamente a quello che vuole attingere. Vuoi ridere con le battute buzzurre di un troglodita? Eh, ridi! Vuoi non ridere per le battute buzzurre di un troglodita? Eh, non ridere! Tanto a Checco, comunque vada, “non gliene fott” (c'è proprio scritto così, testuale, nei sottotitoli). Quindi con Zalone ti sentirai senpre adeguato, qualsiasi scelta farai, perchè quella macchietta sa di essere la versione peggiore di te, ma anche quella meno peggio; mantenendo sempre un livello di umanità che mai ti costringe ad elevarti. Sei sempre tu che lo guardi dall'alto. Ed è forse per questo che è riuscito addirittura a ritualizzare un cammino di massa verso le sale cinematografiche con il suo “Buen Camino”, diretto da Gennaro Nunziante. Ma è un buen camino? “Los cojones” se lo è, se guardiamo i risultati record al botteghino di gennaio inoltrato. Se nel Cammino di Santiago di Compostela i pellegrini hanno sempre appiccicata la famosa conchiglia, il famoso comico ha il buon merito di non attaccarsi mai veramente allo spettatore. Zalone non si butta mai su di te, sei tu che ti butti su Zalone. Lui rimane sempre scomposto, vaporoso, etereo, come se dovesse evaporare dallo schermo da un momemto all'altro dopo aver udito su quali battute la sala ha emesso più ridolini. Mentre tu peschi dal film esattamente quello che hai voglia di pescare: la profondità di un rapporto contrastante tra padre e figlia, le battute (forse) infelici su Gaza e l' 11 Settembre, un troglodita ignorante che prima o poi ti farà ridere anche se lo stai guardando dalla prima fila, una prostata infiammata, uno spagnolo voglioso, con annesse storie di redenzione e noviziato. Insomma, un miscuglio compattato e aggrovigliato che ha fatto arrivare a Santiago, in solo un'ora e mezza, milioni di italiani. Contando che il cotechino, nel suo cammino verso la digestione, ci ha messo molto di più, è di per se un traguardo che meriterebbe non solo un successo stratosferico nel panorama cinematografico italiano, ma anche in quello internazionale. E per tutti i rosiconi che aspramente lo stanno criticando? Max Frisch sosteneva “per i cervelli forti l'amoralità non significa altro che l'esigenza di una moralità diversa”. Ecco, appunto, non scomodiamo né Frisch, nè il cervello, né la moralità. Oh rosiconi, e fatevela na risata, tanto comunque a Checco “non gliene fott”.
SB

Max 10° 




















