Ho deciso di aderire all'appello nel quale si sottolinea la necessità che nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale occorre sottolineare la necessità, tra le altre cose, di lavorare in direzione di:
- Un budget europeo più attento alle reali esigenze dei cittadini e non meno ambizioso di quanto richiesto dal Parlamento Europeo, vera camera democratica della nostra Unione;
- Una politica di coesione autonoma con dotazione propria, stabile e protetta che consenta a tutte le regioni di programmare investimenti pluriennali, e che includa un Fondo Sociale Europeo non inferiore al livello attuale, tenuto conto dell’inflazione;
- Un fondo per la competitività che non diventi un acceleratore di divari. Nel rispetto dei criteri di eccellenza, serve un equilibrio geografico che garantisca che i fondi europei per ricerca, innovazione e competitività non vadano a scapito della coesione e della convergenza;
- Una politica agricola europea autonoma che non subisca tagli e che supporti le filiere corte e sostenibili e la sicurezza alimentare;
- Una rinnovata ambizione nell’investimento per housing, salute e sanità (un programma EU4Health autonomo con almeno 10 miliardi), per l’adattamento ai cambiamenti climatici (tra l’altro mantenendo attivo il programma LIFE) e per le politiche per l’infanzia (almeno 20 miliardi per la Garanzia europea per l’infanzia);
- Una riserva di solidarietà per le catastrofi naturali di almeno 4 miliardi l’anno, oltre i massimali del QFP, affiancata da risorse dedicate alla prevenzione, per resilienza idrica e rischio idrogeologico e alla protezione civile europea, gestite con le Regioni e aggiuntive rispetto alla coesione;
- Una clausola di sussidiarietà per respingere piani nazionali in caso ignorino o bypassino le competenze regionali costituzionalmente garantite;
- Una quota minima del 20% dei fondi destinata a strategie di sviluppo territoriale integrato, con un’attenzione particolare alle aree interne.
Senza queste garanzie, non scomparirebbe soltanto la politica regionale europea, verrebbe meno l’idea stessa di un’Europa che accompagna ogni territorio nel migliorare e nel convergere verso standard di vita più alti. Nella sostanza si chiede che il dibattito sul prossimo bilancio non sia una semplice discussione tecnica di cifre o capitoli di spesa, ma una vera e propria scelta politica sul futuro dell’Unione Europea.
L’Europa che vogliamo è quella che non lascia indietro nessuno, nessun cittadino e nessuna comunità. Ci aspettiamo che il Consiglio Europeo, la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo non tradiscano questa promessa e ci opponiamo all’idea di un’Europa più vuota che rafforza gli stati nazione e di conseguenza siamo contrari ad un budget ridotto e ad una governance figlia di un nazionalismo che non aiuta nè imprese e nemmeno cittadini.
Un’Europa più piccola non sarà più efficiente, sarà solo più debole, più distante dai cittadini e meno capace di proteggerli.
Emma Petitti - Vice Segretaria regionale del Partito Democratico e consigliera reg.le

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