Cosa succede a un ragazzo che ha vissuto in una comunità per minori quando compie 18 anni ma non ha una famiglia alle spalle su cui contare? Per rispondere a questa domanda e per evitare che giovani fragili si ritrovino improvvisamente soli nel momento più delicato della loro crescita, i Servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Valmarecchia gestiscono la Struttura per l’autonomia.
Si tratta di un servizio residenziale, qualificato ai sensi della normativa regionale DGR 1904/11, pensato per i cosiddetti care leavers: ragazzi prossimi alla maggiore età o giovani omogenei per sesso che hanno necessità di completare il loro processo di crescita e integrazione sociale.
L'obiettivo è capitalizzare i risultati raggiunti nel periodo di accoglienza precedente, garantendo una continuità dell'accompagnamento che può arrivare fino al compimento del ventunesimo anno d'età per prevenire condizioni di povertà ed esclusione.
Un appartamento condiviso basato sulla responsabilità
In concreto, la struttura si configura come un Gruppo appartamento a Santarcangelo (l’immobile era stato confiscato alla mafia) che può ospitare fino a un massimo di cinque ragazzi tra i 17 e i 21 anni. Non è una comunità con sorveglianza passiva, ma un luogo dove i giovani sperimentano una responsabilità diretta nella convivenza attraverso l’autogestione, basata su regole concertate quotidianamente con gli educatori. La sicurezza e il supporto sono garantiti da due figure educative per 36 ore settimanali complessive, con una reperibilità costante h24 e la presenza notturna obbligatoria in caso di accoglienza di minorenni.
L'accesso alla struttura segue criteri rigorosi: i destinatari devono aver concluso un percorso positivo in comunità, non presentare dipendenze o condanne penali, dimostrando già buoni livelli di autonomia personale su cui innestare l'ultimo passaggio verso l'indipendenza.
Il Progetto di Vita: dal lavoro alla gestione del risparmio
L’obiettivo centrale è la costruzione di un Progetto di Vita individuale che punti all'emancipazione definitiva dai Servizi sociali. Attraverso un Patto di ingresso e una co-progettazione costante tra l'ospite e l'équipe educativa, il percorso si articola su assi pratici fondamentali. I ragazzi vengono supportati nella cura della persona e nella gestione della segreteria sociale per l'orientamento ai servizi e ai sussidi territoriali. Grande rilievo è dato alla capacitazione abitativa — che include la gestione di pasti, pulizie e spesa — e all'autonomia finanziaria. Quest'ultima viene stimolata attraverso il money tutoring, l'orientamento al risparmio e la richiesta di un contributo simbolico alle spese della casa, volto a responsabilizzare i giovani sull'uso del denaro e sulla gestione della propria quotidianità.
Una rete istituzionale per il futuro dei giovani
La solidità di questa iniziativa si fonda su una governance complessa che vede l'interazione tra i Servizi sociali minori distrettuali, l'Autorità giudiziaria e il privato sociale. Il progetto è coordinato dall’Associazione MondoDonna Onlus in qualità di capofila, supportata da una rete territoriale composta da Associazione S. Zavatta, Fondazione En.A.I.P., Cooperativa Il Millepiedi, Fondazione San Giuseppe e Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Questa sinergia permette di monitorare l'efficacia degli interventi, assicurando che l'inserimento lavorativo e la formazione professionale diventino la base solida per una piena inclusione sociale e un futuro equilibrio personale dei ragazzi.
L’assessore Borghesi: “Vogliamo continuare ad essere un laboratorio in cui sperimentare sempre nuove forme di servizi”
“L’azione di questi progetti, che promuovono la massima autonomia possibile, arrivando anche all’uscita dalla presa in carico dei Servizi sociali, contribuisce ad affermare un principio importante: a ogni persona che ne ha le possibilità, indipendentemente dalle fragilità, va riconosciuta la dignità di essere, il più possibile, protagonista del proprio ‘progetto di vita’, trasformando una condizione di difficoltà in una reale opportunità di cittadinanza attiva e di futuro - argomenta Filippo Borghesi, assessore al Welfare di comunità e Social housing per il Comune di Santarcangelo -. È una sfida – quella della capacitazione attraverso la personalizzazione degli interventi e l’attivazione delle reti di comunità – complessa e faticosa, che richiede tempo e responsabilità condivise, frutto del lavoro di rete tra istituzioni, terzo settore e società civile, efficaci insieme nel costruire risposte concrete e durature perché fondate su legami di fiducia e prossimità. È una visione in cui Santarcangelo crede e investe da tempo, e nella quale vogliamo continuare ad essere un laboratorio in cui sperimentare sempre nuove forme di servizi che possano diventare su questi temi patrimonio comune di tutto il nostro Distretto socio-sanitario”.

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