"Lunedì al Palacongressi la Fondazione Piano Strategico ha presentato la sua visione di Rimini fino al 2040. Pontili, reef artificiali, mini isole galleggianti, piscine a pagamento, piattaforme con trampolini. Un mare trasformato in parco a tema.
La domanda che nessuno ha posto è semplice: tutto questo sarà accessibile a tutti, o solo a chi può permetterselo?
La spiaggia di Rimini è già oggi per la grande maggioranza privatizzata in concessione. Le spiagge libere sono poche, mal servite, residuali. Ogni nuova infrastruttura sul mare pontili, isole, reef nasce dentro la logica delle concessioni balneari: diventa spazio gestito da privati, a pagamento.
Il piano parla di "riappropriarsi del mare". Ma chi se ne riappropria? Non certo chi non può permettersi il lettino, la piattaforma, la sauna galleggiante.
E l'ambiente?
Gli alberi in spiaggia e le dune vengono presentati non come scelta ecologica, ma come soluzione commerciale: tenere i turisti sotto l'ombrellone anche nelle ore più calde. Nessuna riduzione del carico antropico sulla costa, nessun ripristino serio degli ecosistemi dunali.
Il reef artificiale una barriera permanente sul fondale marino viene proposto come protezione dalle mareggiate, ma i suoi effetti sull'ecosistema costiero non vengono discussi. Introdurre strutture fisse in mare aperto è un intervento irreversibile, che merita ben altro approfondimento scientifico e partecipazione pubblica prima di diventare un'idea da presentare in slideshow.
Non va dimenticato che sul litorale riminese nidifica il fratino, specie protetta a livello europeo. Un piano che vuole moltiplicare le infrastrutture sul mare e sulla spiaggia non può ignorarlo.
Chi ha scritto questo piano?
La Fondazione Piano Strategico è nata come braccio operativo del Forum Rimini Venture, fondata su Comune, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio. Il piano è stato costruito "con tutti gli stakeholder della filiera turistica" — cioè con albergatori, costruttori, investitori. I lavoratori stagionali, i residenti, i comitati di quartiere non siedono a quel tavolo.
La partecipazione, in questo modello, è una cornice. Le decisioni le prendono sempre gli stessi.
Noi pensiamo che il mare sia un bene comune. E che un piano per il futuro della città debba partire da chi ci vive e ci lavora — e da chi ha a cuore l'ecosistema costiero — non da chi ci specula".
RiminiEcoSocialista

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