"Caro Diario, nel castello di palazzo Garampi sedeva un sindaco che più di ogni altra cosa amava dare buone notizie. La chiamava comunicazione positiva e non era importante che fosse la realtà, era fondamentale poter annunciare, inaugurare, fare storytelling. Qualcuno racconta che passava le giornate a scegliere la parola giusta per un comunicato o a provare i gesti per una conferenza stampa, ma finiva spesso per trascurare la realtà della propria città, sofferente e in difficoltà, con un turismo balneare azzerato, con opere nuove di pochi anni lasciate all’abbandono, con una crisi sociale all’orizzonte che delineava un futuro nefasto.
Un giorno arrivarono in città due esperti di comunicazione: un po’ hypster, barba all’apparenza incolta, linguaggio giovanile, occhiali grandi, camicia a quadri con bretelle abbinate, iPad per le presentazioni e biglietti da visita NFC. Gli dissero di sapere esattamente cosa volesse: una narrazione straordinaria fatta parole potenti, grafici in crescita, slogan memorabili con una proprietà speciale: rendeva la verità visibile solo a “chi tenesse veramente alla città” e fosse davvero capace di “leggere il cambiamento”. Chi non vedeva il successo raccontato, semplicemente, non capiva la comunicazione moderna o peggio era un disfattista rosicone.
Il Sindaco, incuriosito da una narrazione che gli avrebbe permesso di scoprire chi tra i suoi assessori fosse davvero fedele, li assunse senza badare a spese li mise al lavoro in una sala con due enormi vetrate multimediali affacciate su piazza Cavour.
I due esperti facevano finta di lavorare per ore, giorni, settimane: chiedevano budget per campagne all’estero, ricerche sull’enorme gradimento della destinazione Rimini, sondaggi sulla grande popolarità del Sindaco. Ogni tanto uscivano dalla sala mostrando bozze di slide con frecce verdi e frasi come “Il Modello tiene” o “Rimini destinazione preferita dagli italiani”.
L’assessore ai lavori pubblici veniva ogni tanto mandato in mezzo al popolo per visionare lo stato delle cose, ma vide solo strade piene di buche, turisti in attesa dell’autobus in piedi sotto al sole, un lungomare senza irrigazione ormai rinsecchito. Era terrorizzato all'idea di sembrare uno che non capisce il cambiamento, di sembrare un rosicone e tornò lodando la magnificenza del turismo, gli hotel tutti pieni, i ristoranti senza più un posto dove sedersi, i negozi con così tanti clienti da avere finito la merce. Lo stesso fecero, uno dopo l'altro, gli altri assessori.
Finalmente un giorno anche il Sindaco andò a controllare di persona, con tutta la sua giunta al seguito. Si trovò di fronte hotel chiusi e decadenti, spiagge vuote, bazar etnici, degrado, lungomari aridi, il prato nato al posto della colonia Enel tutto giallo e morente.
Pensò: "Diamine, non vedo la narrazione che ho costruito, che non sia più capace di leggere il cambiamento? Che sia anche io un rosicone che dà contro alla giunta precedente perché mi ha lasciato questo disastro da gestire? Per paura, applaudì con forza ai condhotel che rilanceranno il turismo, al nuovo waterfront rigenerato e fece anche un accorato discorso alla Pubblifono sulla Riminesità e sulla qualità della nostra offerta turistica. Tutta la Giunta insieme ai consiglieri comunali applaudirono, condivisero sui social il discorso e i giornali lanciarono titoli trionfanti.
I due esperti, sempre più spregiudicati, prepararono una conferenza stampa in piazza, con musica live, proiezioni sul Castello e sul teatro Galli, voli di droni e spettacoli pirotecnici. Il Sindaco prese la parola e con l’enfasi dei grandi momenti disse: “ è la stagione migliore di sempre, Rimini si dimostra resiliente e vincente in Italia e all’estero" e poi una lista di opere, cantieri, cifre, parcheggi, 400 eventi in un’estate, hotel pieni al novanta percento. Nessuno nelle prime file azzardò un solo commento, tutti pronti a confermare la realtà raccontata.
In fondo alla platea una voce anziana interruppe la presentazione: “Ma s'ét dis, i qué l'an va bén un cxz!” (Ma cosa dici, qui non va bene niente!)
La frase corse di bocca in bocca e presto tutta la piazza la ripeteva impunemente. Il Sindaco sapeva che quel signore aveva ragione e si accorse di essere nudo davanti alla realtà, ma ormai doveva continuare a leggere il suo discorso. Qualcuno dice di aver visto i due esperti di comunicazione seduti sul Metromare, verso un’altra città da raccontare".
Stefano Benaglia

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