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Opinioni 13:28 | 18/02/2020 - Dal Mondo

L’Oscar a Bong Joo-hoo per “Parasite”, un pezzo d’arte che odora di lui

Parasite di Bong Joo-ho, il regista sudcoreano premiato con ben 4 statuette durante la scintillante “Notte degli Oscar 2020”, è un labirinto complesso; puoi solo posizionarti dietro i passi del costruttore. La dicotomia fra classi sociali diverse, che il film rappresenta attraverso l’abbiente famiglia dei Park e la povera famiglia dei Kim, non ci dà la precisa direzione del percorso da prendere; è tutto nel mezzo e impossibile da intuire. Non ci sono personaggi particolarmente buoni o limpidamente cattivi. Non ti resta che seguire il passo geniale di Bong Joo-ho e intanto, da dietro, coglierne l’odore; l’unico elemento assolutamente definito della pellicola. Quello dei poveri è putrido, quello dei ricchi profuma sempre di frutta fresca; si alternano ininterrottamente durante tutta la proiezione. Ed è questa forse la chiave, cercare un movente sulla violenza che si scatenerà senza che il movente ci sia. Basta respirare. L’imprevisto introspettivo che proietta tutto in uno sviluppo inaspettato, e fa degenerare verso l’incontrollato, non è sicuramente l’elemento più originale di tutto il labirinto. E in quest’ottica il ringraziamento umile del regista sudcoreano, rivolto agli altri maestri in gara durante la premiazione, non poteva che essere più onesto. Sicuramente Bong Joo-Hoo si è seduto sulle spalle dei giganti, ma è comunque riuscito a creare un pezzo d’arte che odora di lui.

Stefania Bozzo