Il GSE certifica l’idoneità tecnica dei progetti ma nega il finanziamento: i fondi erano già terminati prima della chiusura del bando, senza che nessuno lo sapesse. Imprese e famiglie pagano il conto. 7 mag. - “Le notifiche spedite in questi giorni dal GSE ai richiedenti delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) fotografano uno scenario paradossale: domande approvate sotto il profilo tecnico, ma escluse dal finanziamento perché le risorse erano già esaurite al momento della presentazione.
Tutto questo mentre il bando era ancora formalmente attivo e aperto. Il meccanismo è semplice quanto inaccettabile: il Codice Unico di Progetto ha smesso di costituire una riserva finanziaria dopo il 21 novembre 2025, ma questa soglia non è mai stata comunicata agli operatori. Il bando è rimasto aperto, le domande sono state accettate, e solo ora arriva la doccia fredda. Due soggetti, stesso provvedimento, stesso percorso burocratico: esiti opposti per una data che nessuno conosceva.
Chi ha scelto di aderire al programma lo ha fatto assumendosi oneri reali – spese progettuali, impegni contrattuali, tempi di lavoro – fidandosi della stabilità delle condizioni stabilite per legge. Quella fiducia è stata tradita. E le ricadute sono già visibili: lavori sospesi, risorse immobilizzate, operatori del settore lasciati in una posizione di forte esposizione.
Non si tratta di una disfunzione amministrativa: è il risultato di scelte politiche. Meloni, Giorgetti, Urso e Pichetto Fratin devono spiegare come sia possibile che un bando pubblico sia rimasto operativo oltre il limite delle disponibilità finanziarie senza che nessuno intervenisse. Chi ha autorizzato la prosecuzione? Chi ha deciso di non avvertire chi stava ancora investendo?
Senza risposte chiare e immediate, sarà evidente che ci troviamo di fronte a un caso serio di scorrettezza istituzionale. E le responsabilità – politiche e non solo – dovranno essere accertate. Questa vicenda per altro dimostra ancora una volta una visione politica corporativa del governo opposta a quella degli interessi del Paese e dei cittadini. Si è arrestata la corsa alle rinnovabili e verso l’indipendenza energetica del Paese, ancora più urgente visto il critico quadro geopolitico. Una scelta folle, retriva, che penalizza il futuro l’Italia.”
Così in una nota il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti.

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