Politica 11:01 | 12/05/2026 - Rimini

Lettera aperta al consigliere Matteo Petrucci (Pd), sul lupo, sulla paura e su chi governa davvero la fauna selvatica

Consigliere Petrucci,

abbiamo letto con attenzione la sua annunciata mozione sul lupo nel territorio riminese. La morte del cane di Michele Serra è un fatto doloroso, e la preoccupazione degli allevatori è reale e merita risposte serie. Ma una cosa è ascoltare chi lavora la terra, altra cosa è trasformare un episodio emotivamente potente in una corsa a chi urla più forte contro un predatore.

Il lupo non è tornato per caso. È tornato perché decenni di tutela normativa hanno funzionato — e questo dovrebbe essere, per chiunque si occupi di ambiente, una buona notizia. La sua presenza regola le popolazioni di ungulati selvatici, riduce i danni alla viticoltura e alla campicoltura causati da cinghiali e cervi, contribuisce alla salute degli ecosistemi boschivi. Non è folklore: è ecologia di base. Eppure nel dibattito pubblico di queste settimane questa informazione è quasi del tutto assente.

La proposta del consigliere Petrucci — censimento, cabina di regia istituzionale — non è in sé scandalosa. Ma va detto con chiarezza: quella "cabina di regia" esiste già nella sostanza. La Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 150mila euro nel Riminese negli ultimi sette anni per prevenzione e indennizzi, ha aperto un bando straordinario da 2 milioni di euro per il 2026, finanzia strumenti anti-predazione. Il problema non è la mancanza di strutture: è la mancanza di volontà politica di difendere ciò che funziona, davanti a una pressione mediatica e venatoria che chiede abbattimenti.

E qui arriviamo al punto che non possiamo ignorare. Il PD, partito che storicamente si è schierato per la tutela della biodiversità, sceglie di aprire questo fronte nel momento in cui la destra nazionale e europea spinge per declassare lo status di protezione del lupo. Non è neutralità: è fare da sponda. Che lo si voglia o no, una mozione di questo tipo — anche se formulata in termini tecnici — alimenta una narrazione in cui il lupo è il problema, e non la mancanza di politiche strutturali di sostegno all'allevamento estensivo.

Noi chiediamo altro. Chiediamo che le istituzioni locali si battano per dare piena attuazione al Piano nazionale di conservazione e gestione del lupo, aggiornato nel 2019 ma ancora largamente inattuato — non per abbattere, ma per dotarsi finalmente degli strumenti di coesistenza che quel documento già prevede. Chiediamo investimenti seri nella prevenzione: cani da guardiania, recinzioni elettrificate, supporto concreto agli allevatori nelle aree di presenza del predatore. Chiediamo che la voce della comunità scientifica — e non solo quella delle associazioni venatorie — abbia peso nelle sedi istituzionali.

Il lupo non ha bisogno di avvocati romantici. Ha bisogno di politiche intelligenti. E gli allevatori riminesi hanno bisogno di risorse vere, non di mozioni che spostano il bersaglio.

Rimini Ecosocialista

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