Politica 12:59 | 11/05/2026 - Rimini

Alessia Lea Di Rago e Stefano Benaglia intervengono preoccupati per gli impatti ambientali, nel dibattito relativo al progetto “Ampliamento Polo Fieristico Rimini”

Alessia Lea Di Rago e Stefano Benaglia intervengono nel dibattito relativo al progetto “Ampliamento Polo Fieristico Rimini – Ovest 2025”, esprimendo forte preoccupazione rispetto agli impatti che un intervento di questa portata rischia di produrre sulla città, sui quartieri circostanti e sui cittadini che vivono quell’area tutto l’anno.

“Il progetto non può essere considerato un semplice ampliamento funzionale del quartiere fieristico”, dichiarano Di Rago e Benaglia. “Il cuore dell’intervento è rappresentato dalla realizzazione di una nuova grande struttura destinata ad ospitare eventi fino a 17.500 persone: un nuovo padiglione/cupolone di 144 metri di diametro, alto fino a 43 metri, con una superficie coperta superiore ai 24.000 metri quadrati.”

“Una trasformazione che, per dimensioni, impatto e carico urbanistico, modifica profondamente il rapporto tra il polo fieristico e il territorio circostante.”

Come emerge anche dagli elaborati progettuali, gli ampliamenti precedenti erano finalizzati principalmente ad aumentare la ricettività fieristica attraverso nuovi padiglioni e servizi. In questo caso, invece, la natura dell’intervento appare diversa: il nuovo “cupolone” introduce una struttura destinata ad aumentare in maniera significativa capacità attrattiva, flussi e pressione urbana sull’intera area.

“Il tema centrale non riguarda soltanto l’aumento dei flussi o dei parcheggi previsti, ma soprattutto l’ulteriore impermeabilizzazione di un territorio già oggi fragile dal punto di vista ambientale e idraulico”, proseguono Di Rago e Benaglia.

“Non si può continuare a consumare e impermeabilizzare suolo trattando il territorio come una superficie neutra destinata ad assorbire nuove funzioni, nuovi eventi e nuove colate infrastrutturali.”

Particolare attenzione viene posta inoltre rispetto alla fragilità idraulica e idrogeologica dell’area interessata dal progetto.

Nel corso delle assemblee pubbliche e del confronto con i residenti sono infatti emerse numerose segnalazioni relative ad allagamenti, fossi che si riempiono rapidamente durante gli eventi meteorici intensi, acqua che raggiunge terreni, garage e abitazioni.

“Riteniamo che tali criticità non possano essere considerate semplici percezioni soggettive, ma debbano essere lette anche alla luce degli strumenti di pianificazione dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, tra cui il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) e il PGRA (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni), approvati nell’ambito della Conferenza Istituzionale Permanente che riunisce Stato, Regioni ed enti territoriali competenti in materia di sicurezza idraulica e pianificazione del territorio.”

Di Rago e Benaglia esprimono inoltre preoccupazione rispetto agli espropri previsti e alla trasformazione di terreni agricoli ancora attivi e permeabili, ritenendo che un territorio abitato non possa essere trattato esclusivamente come superficie disponibile per parcheggi, infrastrutture e grandi eventi.

“Il territorio non è uno spazio vuoto. È un habitat umano, ambientale e sociale. Le persone che vivono quei quartieri non possono essere considerate un elemento secondario rispetto alle esigenze di espansione del comparto fieristico.”

“La questione centrale riguarda quindi il modello di città che si intende costruire nei prossimi anni: una città sempre più orientata all’aumento della pressione urbanistica e dei grandi flussi, oppure una città capace di mettere al centro qualità della vita, resilienza climatica, sicurezza territoriale e sostenibilità reale.”

Per queste ragioni Alessia Lea Di Rago e Stefano Benaglia ritengono necessario aprire un confronto pubblico serio e trasparente sugli impatti ambientali, urbanistici, idraulici e sociali previsti dal progetto, tenendo conto anche delle criticità già oggi presenti nell’area interessata dagli interventi.

 

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