Sanremo comincia sempre prima. Prima delle luci, prima degli applausi, prima delle classifiche. Comincia nelle prove. È lì che il Festival mostra la sua natura più autentica: artisti che misurano il palco, emozioni trattenute, tensioni silenziose. E una verità semplice ma spietata: salire su quel palco non è mai routine. Nemmeno per i Big.
Le prove aperte ai giornalisti diventano già un primo esame. Una cosa è ascoltare un brano. Un’altra è vederlo vivere sotto i riflettori.
Ma Sanremo, da sempre, è soprattutto il territorio delle sorprese. Quest’anno gli occhi sono puntati sui debutti, su quei nomi che il grande pubblico deve ancora scoprire ma che, spesso, arrivano già fortissimi dal mondo digitale. Artisti seguitissimi sui social, protagonisti dello streaming, capaci di muovere numeri importanti, eppure ancora tutti da decifrare dentro il rito collettivo del Festival.
Ed è qui che Sanremo continua a fare ciò che gli riesce meglio: cambiare le traiettorie.
La storia lo dimostra. Laura Pausini con La solitudine. Eros Ramazzotti con Terra promessa. Andrea Bocelli con Il mare calmo della sera. All’inizio, semplici esordi. Poi carriere globali. Basta una canzone. Basta un’esibizione. Basta un guizzo inatteso.
E mentre le ultime prove scorrono, resta intatta quella sensazione che accompagna ogni edizione: da qui può nascere tutto.
E parlando di palco, la domanda rituale non cambia mai: ci sarà la scalinata? Eccome. Tredici scalini più uno, linee asimmetriche, volumi in espansione, una struttura scenica che muta continuamente grazie a LED, luci e regia. Non più semplice elemento coreografico, ma presenza narrativa. A Sanremo, oggi più che mai, la scenografia non accompagna le canzoni. Le interpreta.
E il Festival, ancora una volta, è pronto a fare ciò che promette ogni anno: sorprendere.
Marco Signorile

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