Opinioni 14:35 | 23/02/2026 - Dall'Italia

“La Grazia” di Sorrentino, quando gli spettatori diventano vampiri

Andare a vedere un film di Sorrentino è anche un po' una esperienza antropologica. Un po' guardi il film, un po' guardi la gente che guarda il film. Perchè quasi tutti quelli che decidono di avvicinarsi al noto regista hanno degli intenti ben precisi prima di entrare in sala; si impongono di cogliere qualsiasi cosa, di ciucciare Sorrentino fino all'inverosimile. Nello specifico, con “La Grazia” , gli intenti sono molteplici: carpire se Mariano De Santis è più Mattarella o Cossiga, se la celebre frase “Di chi sono i nostri giorni?” l'ha messa all'inizio, in mezzo o alla fine, se Toni Servillo riuscirà ad assorbire il dubbio in tutte le sue forme, se con una Papa nero il maestro sto giro ha sul serio strabordato, se fra una inquadratura e l'altra si coglie un intrinseco “ E quando mai me ricapita” di Guè.  Insomma in due ore e passa di film lo sforzo è sovraumano. Anche perchè è evidente che il canone sorrentiniano non è né retorico, nè naturale. I dialoghi e le scene sono perfette, studiate nei minimi dettagli, con pochissime semplificazioni; ogni singola parola è cristalizzata, niente è perso. E di questo mondo alternativamente perfetto gli spettatori diventano dei vampiri. Li vedi, sono lì, attenti, e vogliono succhiare tutto, famelici. Tanto che a fine proiezione sono tutti esausti, gonfi, bamboleggianti. Le pause delle numerevoli sigarette fumate dai protagonisti non bastano, la resa è comunque estenuante. E' l'aspettiva, unita agli sforzi negli intenti, a fregare. Si crea un effetto che avvicina Sorrentino a Pascoli. Pascoli è un genio della nostra letteratura, ma è stato talmente violentato dal doverlo leggere, capire, studiare, analizzare, con sadica ostinazione, che risulta un essere a sè stante, arzigolato, troppo intellettualmente complesso. Non si dovrebbe consigliare Pascoli. Come non si dovrebbe consigliare Sorrentino. Si dovrebbe arrivare a questi due geni per negazione (“Non leggere”!, “Non vedere”!), o per casualità. Il nostro orgoglio cinematografico nazionale è un autore da scoprire, senza raccomandazioni, quasi per caso, senza intenti. Commemorarlo, senza la necessità di una esperienza antropologica. Come “un fanciullino”, con un'anima libera, con occhi e sensi vergini. Basta vampiri.

SB