In Michelangelo la passione prorompente che si intuisce nei suoi disegni racchiude la perfezione compiuta, assoluta e insuperabile. Michelangelo è più perfetto della natura stessa, le anatomie dei nudi del Giudizio Universale possono essere giusto filtrate da Dio, ma non copiate da nessun altro essere umano. Infatti, ci sono i manieristi, quelli che ripetono “la maniera di Michelangelo (e Raffaello). Non potendo migliorare la perfezione, la riconoscono; e nei casi come Pontormo, Rosso Fiorentino, Beccafumi, Parmigianino provano ad imitarla facendola diventare una visione personale, quasi deformata. Capricciosi, in qualche modo sognano quel Divino che mai riusciranno a toccare. Certo, il primo passo per tali artisti è stato “il riconoscere”. Il Divino può apparire, nitido, davanti a te, ma se non riesci manco a vederlo, “buonanotte al secchio”. Ecco, possiamo dire con estrema certezza che nel 2024 la Soprintendenza di Milano non aveva Pontormo come soprintendente all'Ufficio esportazioni. Infatti è stato dato l'OK per la libera circolazione di un quadro con raffigurante un “Compianto”, che non doveva essere nè un bene di interesse culturale, nè storicamente significativo. Eccolo lì, invece, con molta probabilità, un autentico Michelangelo. E' Micheal Draguet, storico dell'arte e direttore onorario del Museo reale di Belle Arti di Bruxelles, ad attribuire questa paternità. Attraverso una serie di studi specialistici, ha dimostrato che: il Carbonio 14 data la tela tra il 1520 e il 1580 (in piena attinenza cronologica), l'uso degli smalti (soprattutto quello rosso nel manto della Vergine derivato dalla cocciniglia messicana) è in linea con i materiali del tempo, i due monogrammi “M” trovati sulla tela non sono applicati dopo l'invecchiamento della superficie (le screpolature naturali si sono formate nello strato pittorico), i confronti stilistici sono attinenti con altri disegni e dipinti del Maestro. Il critico belga ha anche dato un nome al capolavoro, “Pietà Spirituali”, perchè riconosce in questa opera il manifesto di un movimento religioso, gli “Spirituali di Viterbo”, di cui apparteneva la poetessa Vittoria Colonna. Sono note le lettere tra lei e Michelangelo. Draguet non sarà Dio, ma ha filtrato bene la perfezione, intuendo la passione prorompente chiusa in questo disegno, e studiandola come un manierista. Ma il soprintendente di Milano che ha scritto nel 2024 sull'attestato di circolazione dell'opera, con l'intestazione del Ministero della Cultura, “dipinto di autore anonimo, databile al 17esimo secolo, stato di conservazione buono, valore congruo di 15000 euro”, esattamente in cosa era impegnato mentre intuiva ciò? Stava friggendo le uova? Aveva mal di pancia? Stava aspettando qualcuno? Un minimo di perfezione non l'ha colta?
Pontormo nel 1556 scrisse un libro intitolato “Il libro mio”, dove descriveva episodi quotidiani assolutamente insignificanti della sua vita. Una raccolta di annotazioni personali dove ci rende partecipe, non della sua arte, ma “che aveva bisogno di mangiare”, “che friggeva le uova”, “che aveva mal di pancia”. Il tutto mentre aspettava il Bronzino. Pontormo sarà stato pure nevrotico e impegnato, ma lui comunque il Michelangelo lo ha ben che riconosciuto.
SB

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