Opinioni 12:55 | 30/09/2026 - Dall'Italia

“ Serpenti” di Roberto de Paolis Maino. Un paradosso dai toni brucianti

“Serpenti”, diretto da Roberto de Paolis Maino e presentato alla 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, è un film sui tempi morti, sull'odore delle scartoffie stantie, sulle stanze semi-abbandonate e polverose di una caserma dai toni brucianti, sui paradossi. Ed il paradosso più assurdo su cui è incentrata tutta la pellicola, un uomo che ha ucciso sua moglie e non riesce a farsi ascoltare, diventa esso stesso un tempo morto. Le attese e le comunicazioni snervanti ti fanno concentrare sulle piccolezze. E' la sinestesia della noia; ed in qualche modo la contempli, te ne senti parte, in quei corridoi istituzionali dove sembra comandare il fancazzismo. Percepisci l'odore plastico del caffè delle macchinette, della candeggina che però non riesce a sovrastare la muffa che è lì dagli anni '90, dell'ammorbidente con cui la moglie di un patriarcale Dirigente della Polizia (Alessandro Borghi) ha lavato la casacca attillata e segna muscoli del marito, del sudore acre del barista mischiato all'ultimo Dior Parfume dell'avvocato d'ufficio (Pietro Castellitto) che fresco di corso motivazionale ha la leadership a mille, della lana infeltrita di una cha fa i tarocchi e che cambierà in 15 minuti il destino del protagonista. Questo è il film. E la sua genialità sta nel fatto che i sentimenti, i tormenti, le profondità delle coscienze sono sospese. Piano piano ti dimentichi dell'omicidio, o comunque ti sembra poca cosa. E forse anche il protagonista, Paolo Marra, interpretato da un maestoso Leonardo Lidi, perderà il senso del reale e della colpa. Esistono dei tempi e degli spazi, più morti degli altri, che ti fanno cogliere emozioni più sottili ed istantanee. La giustizia, i principi generali, la gravità cedono di fronte ad un iter burocratico kafkiano e agli episodi quotidiani più insignificanti. “Serpenti” è una tragicommedia che riesce a non farti assorbire la colpa. La morte non è una tragedia, ma un paradosso dai toni brucianti.

Stefania Bozzo

Cronaca